venerdì 28 aprile 2017

chissà se aspetti me


«mentre tu chissà se aspetti me, mentre qui l'asfalto che si scioglie brucia i tacchi alle mie scarpe: sono a terra, senza un soldo, chissà mai se arriverò da te»

la Via Vandelli è una via o è una strada?
meglio rispondere subito: è, senza tema di smentita, una strada.
meglio chiarire subito: per me è, senza nascondere sentimentalismi, la strada.
c'è differenza tra una via e una strada; e quando la differenza è etimologica, è una bella differenza. per farla breve, la via è un qualsiasi tratto di terreno su cui avviene il transito, la via strata è una via che è stata lastricata. infatti il termine latino strata è il participio passato del verbo sternĕre che vuol dire "stendere a terra" cioè rendere piano o stendere uno strato.
ciò basti a dissipare ogni dubbio sul fatto che la Via Vandelli sia effettivamente una strada e non solo una via.
la Via Vandelli ben lastricata nei pressi della Serra della Luminaria
perché penso, viappiù, che la Via Vandelli non sia solo una strada ma addirittura la strada?
perché all'inizio del '700 strade non ne erano state progettate dal tempo dell'impero romano. il territorio era coperto di vie, cioè di cammini, tratturi, sentieri, percorsi fatti di terra e fango, sudore e fatica, uomini e animali che si spostavano da un luogo all'altro utilizzando vie di comunicazione aperte schiacciando con i piedi il suolo e macinandone le erbe e le roccie per far emergere una linea sgombra da troppi impedimenti.
e nel 1738 arriva l'illuminsmo anche nella viabilità. un sovrano illuminato capisce che è il tempo nuovamente di tracciare sul territorio vie e di lastricarle, di stendere uno strato di sassi e pietre ben livellate e assicurate tra di loro per permettere una comunicazione più rapida e sicura all'interno del suo ducato. e un ingegnere matematico ha l'esperienza negli occhi del suo territorio di morbide colline argillose e al contempo le conoscenze scientifiche per triangolare quelle colline e trovare la linea di crinale su cui allineare quel lastricato. il sovrano chiede una strada larga, con poche e dolci curve ancora più larghe, selciata, percorribile durante tutte le stagioni, che necessiti di poca manutenzione e che sia sicura, percorribile in carrozza. e il suo progettista gli costruisce, per la prima volta dopo il medio evo, una strada che assecondi tutti i suoi requisiti: la Via Vandelli, la prima strada d'Italia e d'Europa, progettata realizzata e manutenuta secondo moderni criteri di agibilità, sicurezza, velocità e disponibilità di servizi. da Modena a Massa una striscia di ciotoli, pietre e lastre, che rapidamente sale sul crinale, evitando così movimentazione di terreno, rendendo facile la sistemazione dopo gli smottamenti, che non serpeggia scendendo e salendo i pendii a ripetizione, fornita di osterie e locande e poste per rifocillarsi e alloggiare e cambiare i cavalli, assicurata con muri di contenimento, parapetti e canaline di scolo.
nella mappa del 1746 di Domenico Vandelli compare la Strada nuova
un'opera immane e un'opera prima, una strada che apre il secolo dei lumi. per questo è ancora più strabiliante che questa strada non sia ancora stata catturata nella rete dei cammini per escursioniti che si arricchisce di giorno in giorno e che è sempre più alla moda. ma per rimediare ci sono io.
si capisce che non rientri nei percorsi escursionistici proprio perché è una strada, e non una via. e quindi è stata, è  e sarà una strada carrozzobile, percorsa non solo da escursionisti a piedi, ma da molti altri divoratori di strade. i mountainbiker golosi di sterrati e dislivelli, i motocrossari che si abbuffano di impervi tracciati nei boschi sparando fango e sassi, i jeeponari che si ingozzano di strade da distruggere con le larghe ruote scavando fossi, gli automobilisti che mandano a gargarozzo le strade di montagna, i camionisti che a grandi bocconi percorrono le statali a folli velocità. perché la Via Vandelli è stata in grande parte una strada di successo e quindi molte strade successive, più moderne e ancora più razionali, ne hanno ricalcato svariati tratti: è quindi una statale, una via provinciale o comunale, una larga carreggiata per i montanari, un sentiero cai, un sentiero infestato da rovi da riscoprire, un prato dove o addirittura una proprietà privata dove con protervia sono stati cavati le pietre e i sassi dello strato steso lastricato, poi arato e recintata una porzione di territorio che era la strada.
la Via Vandelli lungo la discesa da San Pellegrino in Alpe, affiancata dal suo muro di contenimento
ma infine la Via Vandelli è la strada del mio cuore perché su quella strada ci sono nato, cresciuto, imparato ad andare in bicicletta, vissuto le colonie estive della fabbrica, dato i primi baci e anche altri dopo, è la strada stampata sui libri che mio nonno portava a casa dalla tipografia, in una casa al limitare della Via Vandelli imparato a stampare foto e a guardare il profilo delle montagne di notte, è sulla Via Vandelli che ho visto per l'ultima volta il più grande scalatore di sempre, il Pirata, alzarsi faticosamente sui pedali per affrontare le ultime rampe dell'Alpe del San Pellegrino.
per questo, per me, la Via è una.

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mercoledì 5 aprile 2017

dritto fino al mattino

«questo è il cammino e poi dritto fino al mattino poi la strada la trovi da te»

è vicino, è a pochi passi, è sapore famigliare eppure rimane irraggiungibile: il percorso originale della Via Vandelli nel tratto da Borra a La Santona.
c'era fango, c'è stata neve, ci sono crochi come sipario. eppure la Via rimane incerta.
la Via Vandelli sopra Borra: l'ultimo tratto di percorso certo
Ero già stato lo scorso autunno a passeggiare tra Borra e La Santona, cercando di capire con i miei piedi dove passasse la Via Vandelli nel 1739. Avevo affondato i piedi tra fango e prati umidi, levando lo sguardo alle chiome spoglie dei boschi del Duca, ma i miei dubbi erano solo stati alimentati.
la Via Vandelli procede umida e deturpata nel bosco della Fignola
È difficile raccapezzarsi sui declivi di un monte chiaramente trasformato dall'uomo, in cui strade lastricate sono state aperte più volte negli ultimi secoli, i sentieri di terra battuta si sono moltiplicati, le vie municipali hanno intersecato e deviato quelle ducali, e in cui i contadini e montanari hanno pervicacemente occultato il tracciato della Via per poter arare, coltivare, pascolare, vivere indisturbati. E lo diceva già Domenico Vandelli, nelle relazioni per il Duca, dei villici che tagliavano la Via con fossi o che facevano cadere massi per confondere il cammino. Così tra Cà Don Carlo, San Rio, la Serra della Luminaria e il Grotto della Santona la Via è confusa, dispersa, mistificata, negata, spostata, intollerata.
Non aiutano i cartelli dei sentieri, che indicano direzioni sbagliate... o forse giuste ma contradditorie, contraddittorie tra di loro e con i documenti storici. Forse aiutano e ancora non l'ho capito.
i cartelli che indicano la Via Vandelli nel bosco della Fignola
Non aiutano i consigli delle persone interpellate, che si rifanno a detti popolari, a tradizioni ottocentesche, a comodi tracciati, a servitù di passaggio contese tra il Duca e il popolo:

Sent: Tuesday, November 29, 2016 3:58 PM
Subject: Re: Fw: Via Vandelli
da Cà Don Carlo la Via Vandelli prosegue parallelamente a monte della via Giardini fino ad intersecare la strada che da Borra alta porta a casa Maioncello.La attraversa e prosegue fino al residence Selva dei Pini (piu o meno lo fiancheggia nella parte a nord).Quindi, parallela piu o meno alla Giardini arriva alla località "Le Baracche". Da qui arriva a La Santona con tracciato coincidente a quello della Giardini.

O forse anche questi consigli aiutano e ancora non l'ho capito. Certo questi consigli contraddicono i cartelli apposti dalla comunità del Frignano. Vabeh.

Non aiutano le antiche mappe. A partire da quella di Domenico Vandelli stesso del 1746, che forse manca di dettaglio, ma certo mostra la Via come una linea dritta con ben poche incertezze e curve tra Lama Mocogno e Barigazzo.
la Via Vandelli tra Lama e Barigazzo nella mappa del 1746
Nemmeno le mappe dell'800 in cui, già nella mappa del 1821, dopo Borra dalla via Giardini segnata in rosso si stacca un intrico di vie segnate in giallo che portano a La Santona, ricongiungendosi a varie altezze alla via Giardini: alla curva delle Baracche, alla Fignola, direttamente a La Santona. Ognuna di queste alternative corrisponde a un percorso proposto da qualcuno anche oggi come quello originale della Via Vandelli. Qualche confusa speranza in più la offre la carta storica regionale del 1853, in cui il reticolo è meno intricato e appaiono linee tratteggiate, vie distaccate dalla via Giardini poco dopo la Santoncina che si ricongiungono viavia: ma dove? Alle Baracche? O direttamente a La Santona? E La Fignola, che fine fa? Non era toccata dalla Via Vandelli? Almeno sembra escluso il passaggio per Casa Maioncello. Forse. Forse queste mappe aiutano e devo solo convicermene.



Ma all'archivio di stato di Modena conservano le mappe catastali di inizio '900, ho scoperto, così ho iniziato una piccola ricerca andora da conludere, visti i tempi biblici della burocrazia per consultare le mappe. Sono però riuscito a scorgere almeno una mappa d'unione del comune di Lama Mocogno, dove appaiono però in tutta la loro devastante coerenza i percorsi alternativi alla Via Vandelli, quelli imposti dagli uomini che hanno deviato il corso della Via dai loro terreni e dai loro pensieri.
mappa catastale del comune di Lama, con qualche anonima correzione a matita
Ma straordinari per me sono quei tre tratti a matita, che qualcunaltro prima di me ha lasciato, uno verso La Serra, uno dopo La Santoncina, e il più appassionante di tutti proprio dopo Cà don Carlo, quei tre tratti con una freccia puntata verso l'alto, come a dire: no, la Via non passava di qui, ma un po' più sopra.
Così anche questa mappa non aiuta. Anzi, aiuta moltissimo, a sapere che altri ricercatori nel passato hanno avuto i miei stessi problemi e perpelessità: i predatori della Via perduta.

E così, da predatore, sono tornato alla caccia della Via, nuovamente coi miei quali segugi: e l'usta della Via ci ha guidato, piante dei piedi come nasi di veltri, occhi puntati a calcolare pendenze e tracciare spartiacque. Così siamo riusciti a trovare le dritta vestigia di muri a secco, proprio dove il monte scende a destra e a sinistra, abbiamo percorso versanti destri e sinistri, siamo scesi fino alla casa della Fignola e risaliti alla curva delle Baracche.
vestigia di muri a secco che percorrono un crinale prima della selva dei pini: la Vandelli

le case de La Fignola: erano toccate dalla Vandelli?
Ora le nostra membra hanno assorbito il territorio, le isoipse incorciate sulle mappe si sono fatte fatica e sudore, i bivi di linee scolorite o tratteggiate sono diventati impercorribili dirupi o boschi impenetrabili. Nonostante la soluzione non sia arrivata ancora, il corpo interiorizzerà la terra e un barlume di Via, chissà, forse riemergerà sulla pelle.
Nel frattempo, rimane la traccia del percorso fatto, così se qualcuno esplorandolo vorrà darmi un contributo, sarà più facile pensarci potendo percorrere le immagini del satellite e una sottile linea rossa.


È difficile trovare sollievo dai tormenti di questro intrico di storia uomini e strade. Ma un po' di ristoro lo trovo nel curiosare tra le rare speci floreali che si annidano tra il bosco della Fignola e il Sasso Tignoso e che quindi potrò ammirare passeggiando sulla desideratissima Via Vandelli:

la Via Vandelli coperta di fiori primaverili si inerpica sul crinale, dopo Cà Don Carlo
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giovedì 23 marzo 2017

possibili percorsi

«i libri, possibili percorsi, le mappe, le memorie, l’aiuto degli altri, s’alzano gli occhi al cielo»

finalmente, come chi raggiunge, sono stato alla Biblioteca Estense a cercare due dei documenti che più mi hanno intrigato durante questa ricerca:

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Questi due libri sono spesso citati come l'unica fonte letteraria che parli della Via Vandelli nell'800: un periodo in cui mi immagino che l'uso della Via Vandelli come strada principale fosse ormai decaduto, ma ancora la meomria del percorso fosse vivida e che venisse usata molto più di ora per i trasferimenti delle genti di montagna.
Entro in biblioteca, faccio la mia richiesta, sbrigo un po' di burocrazia e di incredulità, mi siedo tra i tavoli dove pochi govani studiano e altrettanto pochi adulti sfogliano per ricerche altrettanto immaginarie che la mia, immagino.
Finalmente ho i libri sul tavolo, Il Montanaro in una ristampa anastatica e L'Appennino Modenese in originale: non nascondo che l'emozione fosse soverchiata dalla curiosità di leggere cosa gli antichi scrivessero della Via Vandelli.

L'incipit dedicato alla Via Vandelli, all'interno de L'Appennino Modenese descritto e illustrato 
Inizio da L'Appennino Modenense, al cui interno A.Ferrari dedica un intero capitolo alla viabilità dell'appennino e ovviamente una lunga parte alla Via Vandelli. E' bello leggere come forse per la prima volta viene descritta la nascita della Via Vandelli, in un modo che rimane praticamente immutato da un libro dell'800 fino a Wikipedia, passando per i libri stampati a fine del secolo scorso e i siti web di escursionisti.
Essendo egli (Francesco III, ndr) riuscito ad annettere il ducato di Massa-Carrara ai propri stati mercè il matrimonio [...], allo scopo di mettersi in comunicazione diretta e comoda con quelle lontane provincie, ordinò l'apertura d'una strada che unisse le capitali dei due dominii.
Poi il Ferrari passa a descrivere il primo percorso del 1738, quello che ricalca la via Bibulca e subito dopo quello del 1739 che parte dalla valle del Tiepido.
Tra le ammirevoli pagine ho selezionato alcuni brani che mi hanno conquistato, alcuni per l'orgoglio che mi suscita lo stare ricostruendo il percorso della prima strada illuminista d'Europa.
Tanto nell'andata che nel ritorno il Duca mostrò la più viva soddisfazione «per essere grande, ben disposta, e meglio eseguita» la nuova osteria sopra S.Andreapelago«la strada in una situazione ancor al di là della sua aspettativa» e si mostrò molto contento dello zelo e dell'attività del suo matematico Vandelli.
Oppure perché raccontano delle vicende storiche che ho tanto rigirato, come la guerra di successione asburgica, che ha fermato per 10 anni i lavori della Via Vandelli.
Nel 1751 il piano stradale venne allargato, si raddrizzarono le più gravi pendenze, si eressero muri di sostegno e furono costruite nuove fabbriche ed amliate le preesistenti. Molti ingegneri e gran numero d'uomini vi lavorarono anche nei giorni festivi.
Oppure, infine, perché vi ho riconosciuto i semi di quelle dicerie, per me ingenerose, di fallimento del progetto della Via Vandelli.
Ma gli sforzi del Duca e del suo governo [...] non valsero ad accreditare la nuova strada [...] svolgentesi con mille tortuosissimi serpeggiamenti e con enormi pendenze sul cacume deserto ed inospitale delle nostre montagne; bersaglio di venti impetuosi e di letali bufere, minata nella saldezza e nella continuità...
È per me incredibile constatare come queste parole, quasi come fossero state mandate a memoria da un popolo italico pronto alla critica e invidioso della ragione, questi esatti motivi vengono ripetuti ancora oggi non appena qualcuno chiede notizie sulla Via Vandelli: pendenze, inverni rigidi, frane...

L'indice del periodico ottocentesco di Pievepelago Il Montanaro
Minor fortuna ho avuto con Il Montanaro, in quanto, pur avendo tra le mani la collezione di tutti i numeri usciti nei sette anni in cui è stato edito, non sono riuscito a trovare, con il poco tempo a disposizione, informazioni utili sulla Via Vandelli.
Daltraparte mi sono eccessivamente dilettato a leggere meravigliosi articoli di vita quotidiana dell'appennino nell'ottocento, di cui potete avere un'idea dalla prima pagina dell'indice di una delle annate. È impossibile non perdersi nella descrizione delle fantastiche trote del lago Santo, o incuriosirsi sulla osservanza del II e III comandamento di dio a Riolunato, non appassionarsi alla botta e risposta tra redattori e lettori, o finire col chiedersi se i lombrichi siano amici o nemici dell'agricoltura.
Per lasciarvi con la curiosità in bocca, non posso che regalarvi l'inizio di una meravigliosa cronaca di una mirabolante partita di ruzzolone tra Pievepelago e Barigazzo e con la dimostrazione scientifica, perché anche oggi ce n'è urgente bisogno, dell'eliocentrismo. Che l'alba sorga sulla Via! Ma schivate le ruzzole arrembanti...





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venerdì 17 marzo 2017

dolcemente viaggiare

«illuminare chiaramente la strada per saper dove andare. con coraggio gentilmente, gentilmente dolcemente»

non appena si è fatto il dolce autunno, ho iniziato a perlustrare il tracciato della Via Vandelli, dopo averlo accarezzato e studiato per mesi nel finire dell'estate.
ho iniziato da vicino, tra le salite e le discese dei rii appenninici modenesi; poi lontano oltre il crinale girovagando in Garfagnana e iniziando a grattare i pendii delle apuane; e ancora tornato a metà strada quando la Via Vandelli inizia a puntare verso gli spartiacque dell'alto appennino prima di Cento Croci; e in questo andirivieni sentimentale sono tornato il più vicino possibile al mio paese natale.


un piccolo assaggio di ciò che sarà, necessario per dirimere alcuni nodi nel percorso e non tentennare troppo durante il viaggio della prossima estate.
una specie di trailer del viaggio, centellinato il più possibile, ma che mi serve per addolcire il passo, la camminata, per appianare i pensieri e nei pensieri assimilare la Via.

la Via Vandelli attraversa l'antica Torre Maina

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venerdì 10 marzo 2017

una nessuna centomila

«hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio alle uscite autostradali»

La memoria della Via Vandelli non scompare: è viva forte urgente in tutte le genti che ne sono state toccate. il tracciato può essere stato sommersodeviatoricoperto, franato, lacerato, ma è rimasto vivido ed emozionante in tutte le persone che hanno vissuto un pezzetto di vita in prossimità. basta passeggiare per i paesi che sono attraversati dalla Via Vandelli, o forse anche solo nel territorio circostante e chiedere ai passanti: e le parole sgorgheranno, gli indici indicheranno, le storie si ammonticchieranno, le leggende accorreranno, i pensieri di vita Via e fantasia si intrecceranno.

Ma non solo, il nome della Via Vandelli è così forte ed evocativo che rimane anche impresso nella toponomastica. Parleremo qui delle vie e strade e viottoli che portano il nome di Via Vandelli solo nei comuni che sono veramente attraversati dalla Via Vandelli nel suo tracciato originale del 1739.

il percorso originale del 1739 della Via Vandelli da Modena a Massa
Parto da Modena, dove esiste una via col nome del Vandelli, ma che non c'entra col percorso della Via. Si trova defilata nella zona nord della città, non lontano dalla casa-museo di Enzo Ferrari.
Nel comune di Castelnuovo Rangone, la Via Vandelli attraversa il paese di Montale, dove ha correttamente il suo nome: Via Vandelli di nome e di fatto.
Sotto Formigine, nuovamente la Via Vandelli c'è. E proprio nel punto in cui si stacca dalla strada statale 12, poco dopo Colombaro, e punta verso Pozza, ecco lì, indica il vero tracciato della Via.
Proprio la Via Vandelli originale continua nel comune di Maranello e continua verso Gorzano, guada il Tiepido e poi raggiunge Torre Maina. Ma, proprio lì, la strada che sale verso il santuario di Puianello, pur avendo il nome della Via Vandelli, non rispecchia il tracciato originale.
Nel comune di Serramazzoni, una piccola strada porta il nome di Via Vandelli, vicino al centro del paese, e di certo non è la Via del 1739, forse un brandello della bretella che sale da Sassuolo.
Nessuna Via Vandelli attestata nel comune di Pavullo nel Frignano. Poi nemmeno a Lama Mocogno o RiolunatoPievepelago o Frassinoro: come se la Via Vandelli fosse così presente da non dover nemmeno essere nominata.
A Pieve Fosciana, lungo la discesa del San Pellegrino, compare una Via Vandelli che ripercorre il tracciato originale.
E di nuovo poco più in là, in comune di Castiglione di Garfagnana, entrando nel paese di Campori, la Via Vandelli è correttamente indicata davanti alla pieve.
A Castelnuovo Garfagnana nessuna strada porta il nome della Via Vandelli.
In comune di Camporgiano, nel paese di Poggio, la vera Via Vandelli riappare, una via che scende verso il torrente Edron e scompare tra i campi.
Nel comune di Careggine non compare nessuna strada con tale nome.
La Via Vandelli che sale dal lago di Vagli, nel comune di Vagli Sotto, e si inerpica dentro il paese di Vagli Sopra corrisponde al percorso originale, pur avendo qualche dubbio sui tornanti dentro al paese.
E anche nell'intero comune di Massa nessuna via porta il nome della Via Vandelli.

la Via Vandelli e l'ombra di un viandante.
Come gobbe di un serpente marino che percorre tutto il territorio che fu Estense, la Via Vandelli col suo corretto nome emerge e scompare sotto il pelo della terra, amata e percorsa, trattenuta e dimenticata come le vestigia di un antenato: la progenitrice di tutte le moderne vie di comunicazione.

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mercoledì 8 marzo 2017

mastica e sputa

«mastica e sputa da una parte il miele mastica e sputa dall'altra la cera mastica e sputa prima che faccia neve»

ho visto la cava ho visto il bianco ho visto i cartelli di divieto e le reti rosse ho visto la montagna sgretolarsi in candore.
poi mi sono confuso, insieme alla viabilità di cava, ai sentieri cai, alla Via Vandelli schiacciata sotto un peso immane. e ho camminato su un percorso non originale, sbandato e deviato da altre esigenze umane, dal profitto e dalla convenienza. ma appena ho messo la testa fuori dal bosco ho capito di aver sbagliato: e che la Via passava più in là.
La cava del monte Pallerina. Si vede passare la Via Vandelli ai piedi della cava.
Durante l'autunno ho esplorato un brevissimo tratto della valle d'Arnetola (troppo poco tempo, colpa di un cuoco di Vagli Sopra che per un'ora ha affettato salumi a mano per quello che doveva essere un veloce spuntino). Ma questo breve assaggio è bastato per capire da una parte la fatica del Domenico Vandelli nel disegnare un percorso in una valle così aspra e dall'altra che le attività estrattive avevano irremediabilmente cambiato la viabilità nella valle e sommerso di rottami di marmo il percorso originale della Via Vandelli. Tanto che anche il cai ha dovuto dare indicazioni fuorvianti su quale sia il percorso della Via Vandelli. Tanto che ho capito che era dovuto nuovamente un lavoro di recupero del tracciato originale, nuovamente sommerso: pochi chilometri prima sotto l'acqua, ora sotto cascate immobili di rocce bianche e preziose fatte a brandelli.
La cava del monte Pallerina, dal 1954 al 2013.
La Via Vandelli percorre il lato sinistro dell'immagine, oggi sommersa dal ravaneto.
So poco delle Alpi Apuane. Ne so la meraviglia che suscitano al solo nome, alpi e non appennini; so delle ricerche di scuola, che insegnano a enumerare catene montuose risorse naturali confini e capoluoghi; so di profili vaghi lontani, cercati nelle passeggiate che svalicano oltre il sentiero 00, evocati dai più vecchi con sguardi lanciati verso il mare; so di stragi, raccontate, con fare didascalico e sempre un po' troppo moralista. Ma ricordo nettamente la prima e unica volta che mi ci sono inoltrato, nell'estate del 2007, quando in bicicletta io e Moreno abbiamo percorso i due versanti degli appennini alla ricerca degli ultimi Festival dell'Unità: correvamo a pedali sul lungomare di Marina di Massa, con le Alpi Apuane a levante, e una volta arrivati a Carrara ci siamo infilati sulle orme degli anarchici lungo le venature del carbonato di calcio fino a Fantiscritti per scendere con le ruote pesanti e gli ingranaggi bianchi scolpiti ed affondare nell'altrettanto bianco lardo.
La capanna d'abrì che era l'antico casone della valle d'Arnetola a servizio della Via Vandelli

Così non so se questo dilavare delle Alpi Apuane in frammenti usati per gioco e per arte ma soprattutto per soldi sia una sciuagura o solo un'unghiata dell'uomo sulla pelle della madre terra che si rimarginerà...
...ma so il mio pregustare tutto il nuovo che mi arriverà calpestando il friabile percorso della Via Vandelli che si adagia silenziosa, sgorgata dalle pianure modenesi, pronta all'ultimo balzo sulle pareti apuane: come sangue di polvere e roccia, rappreso nel sudore e nei ricordi di genti povere e libere.

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venerdì 3 marzo 2017

Itaca

«Capitano che hai negli occhi il tuo nobile destino pensi mai al marinaio a cui manca pane e vino?»

Ierilaltro, primo marzo, era il compleanno di Domenico Vandelli: ingengnere, matematico, cartografo, abate, antiquario, architetto, archeologo, passeggiatore. Di 326 anni.
Scorrendo Wikipedia si legge, lapidariamente: Levizzano Rangone, 1º marzo 1691Modena, 21 luglio 1754.
E così ierilalatra notte ho risalito uno degli spartiacque pedecollinari per inquadrare in un solo scatto Levizzano in primo piano, il Santuario di Puianello sullo sfondo, la netta curva della Via Vandelli nei pressi delle Salse di Puianello appena a destra del santuario, il cielo stellato sopra di me e infine la legge morale in disparte. La foto l'ha scattata il ben più sgamato Daniele.
Levizzano, paese natale del Vandelli. Sullo sfondo: Puianello e la Via Vandelli.
Foto di Daniele Ferrari.
E appoggiato lì, a un cielo terso dall'odore sciroccoso di primavera anticipata, a un buio sorpreso di luci di case e cortili abbai in lontananza trattori ritardatari. lì, mi passa a un metro il pensiero di Domenico Vandelli, fanciullo correre per i prati declivi di un merlato paese, un paese diverso, più piccolo dentro le mura, poche case e un castello. Ancora non c'era il cimitero napoleonico, ma c'erano case coloniche sparse tra i campi terrazzati e delimitati, coltivati e abitati, curati vissuti amati, facenti parte del paesaggio molto più 300 anni fa di quanto non lo siano oggi.
ortofoto di Levizzano del 1954
ortofoto di Levizzano del 2011

Me lo immagino in un qualche modo giovane e puberale indossare abiti castigati per studiare da gesuita, che per studiare bisogna farsi prete, e se sei di famiglia nobile bisogna studiare. Me lo immagino applicarsi ignaro del suo futuro, come chi muove i primi passi lungo una strada, con una meta ma inevitabilmente in balìa del destino.
Immagino un uomo della nostra terra emiliana, con la parlata infinitamente galla, dalle vocali lunghe e sospese. Un uomo pratico che ha visto lavorare la terra e uccidere il maiale, che sa che la miseria spezza la schiena.
Me lo immagino imparare la scienza, farsi guidare dalla ragione, conoscere il mondo con l'esperienza, indagare portando luce: me lo immagino un illuminista.
Ma so che Domenico Vandelli è stato anche un abate e un cortigiano, un uomo tormentato fino alla morte improvvisa.
Lo vedo, in questa notte con le luci della pianura alle spalle, avvolgersi in un tabarro e camminare lungo i crinali di una terra argillosa, esplorare ogni spartiacque tra il Secchia e il Panaro alla ricerca del crinale migliore in cui far passare la via nuova verso la Garfagnana. Lo immagino nei boschi, solo e determinato, tra il fango o tra le razze, lungo i più di venti chiolmetri sopra i 1300 che collegano Lama con i passi verso la Toscana. Lo so che si è fermato, sguardo alto, fronte corrugata, proprio sul crinale, dove oggi passa lo 00, a soppesare il passo migliore in cui far passare le carrozze e gli eserciti del duca. I suoi passi sicuri, tornare dove secoli prima era stato governatore Ludovico Ariosto, in Garfagnana, seguirne i fiumi, scervellarsi per trovare una via di uscita dalla valle del Serchio, con una stretta lingua di terra Estense che lo obbligava ad affrontare i giganti Apuani, scendere affannosamente come un relitto in vista della spiaggia verso il mare e Massa.
Così, lo percepisco frusciare nel tabarro anche stanotte, mentre torna a casa, nel suo paese natìo, e odo che ancora biascica parole amare contro il Colombini e si cruccia della sua più mirabile invenzione, le isoipse, disegnate per la prima volta nella storia dell'umanità proprio da lui su una carta topografica, quella del 1746 per gli stati del serenissimo signor duca in italia.
Le isoipse, create per la necessità di tracciare con umana ragione mirabile la Via Vandelli, arrampicarsi, inarcarsi, zigzagare e slanciarsi tra montagne d'argilla e marmo, da una pianura madida di umidità fino al mare.
Poi respiro. E la notte sempre uguale mi inebria con l'odore della polvere sempre uguale della strada e dei sogni. Mutevoli.


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