La Via Vandelli è la strada leggendaria del Ducato Estense, la prima strada dell'illuminismo, progettata e costruita attraverso l'Appennino Tosco-Emiliano e le Alpi Apuane, dalla pianura modenese al mare Tirreno. Con mesi di ricerche negli archivi Estensi, ho ricostruito il percorso originale del 1739. Poi ho inforcato il mio bastone di nocciolo e calcato il cappello a larghe tese in testa, e in otto tappe ho ripercorso i 150 km di asfalto terra ghiaia roccia erba che sono oggi la Via Vandelli.
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martedì 13 giugno 2017
Tappa quattro
Stamattina la colazione sa di famiglia. Ma bisogna rimettersi in strada, che ci sono gli ultimi chilometri di traffico, fino a Lama Mocogno, tranquilla di marciapiedi e agitata di personaggi che mi bloccano per spiegarmi loro dove passa la Via. Compro i panini e riparto finalmente verso Mezzolato, paese misconosciuto e franato, in cui chiacchiere con l'arcigno proprietario della panchina su cui sono seduto: ma c'è una casa dagli scuri dipinti e tutto sorride.
Riparto, finalmente in crinale tra i prati e le rotoballe di fieno, fino a Borra dove inizia la ricerca del percorso giusto, tra folli risalite nel fitto dei rovi, lunghi tratti tra i pini, una pennichella avvolto dall'atavico silenzio della Fignola e vivi a ripetizione che mi portano a La Santona, che altro non è che un paese da far west con una fontana dall'acqua limpidissima.
E via di nuovo, alle Lezze, che commuovono per quella soffiatura e quei muretti di sasso così perfetti: la salita si fa più dura ma pare quasi piacevole, mentre il Cimone cambia lentamente prospettiva, da davanti a di fianco e nuvole bianche ne sfumano i contorni.
All'Inferno di Barigazzo ci sono fiamme e lo spirito gassoso di Plinio ad attendermi; insieme a millemila mosche che saranno il nugolo che mi accompagnerà fino al tramonto. Affetto il passo tra le grige rocce che si sfaldano sottilissime e le pozze che abbeverano gli animali del bosco.
Fino alle Cento croci, dove all'ombra aspetto Marcello e la sera carbonara e la notte di stelle.
mercoledì 5 aprile 2017
dritto fino al mattino
«questo è il cammino e poi dritto fino al mattino poi la strada la trovi da te»
è vicino, è a pochi passi, è sapore famigliare eppure rimane irraggiungibile: il percorso originale della Via Vandelli nel tratto da Borra a La Santona.c'era fango, c'è stata neve, ci sono crochi come sipario. eppure la Via rimane incerta.
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| la Via Vandelli sopra Borra: l'ultimo tratto di percorso certo |
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| la Via Vandelli procede umida e deturpata nel bosco della Fignola |
Non aiutano i cartelli dei sentieri, che indicano direzioni sbagliate... o forse giuste ma contradditorie, contraddittorie tra di loro e con i documenti storici. Forse aiutano e ancora non l'ho capito.
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| i cartelli che indicano la Via Vandelli nel bosco della Fignola |
Non aiutano i consigli delle persone interpellate, che si rifanno a detti popolari, a tradizioni ottocentesche, a comodi tracciati, a servitù di passaggio contese tra il Duca e il popolo:
da Cà Don Carlo la Via Vandelli prosegue parallelamente a monte della via Giardini fino ad intersecare la strada che da Borra alta porta a casa Maioncello.La attraversa e prosegue fino al residence Selva dei Pini (piu o meno lo fiancheggia nella parte a nord).Quindi, parallela piu o meno alla Giardini arriva alla località "Le Baracche". Da qui arriva a La Santona con tracciato coincidente a quello della Giardini.
O forse anche questi consigli aiutano e ancora non l'ho capito. Certo questi consigli contraddicono i cartelli apposti dalla comunità del Frignano. Vabeh.
Non aiutano le antiche mappe. A partire da quella di Domenico Vandelli stesso del 1746, che forse manca di dettaglio, ma certo mostra la Via come una linea dritta con ben poche incertezze e curve tra Lama Mocogno e Barigazzo.
| la Via Vandelli tra Lama e Barigazzo nella mappa del 1746 |
Nemmeno le mappe dell'800 in cui, già nella mappa del 1821, dopo Borra dalla via Giardini segnata in rosso si stacca un intrico di vie segnate in giallo che portano a La Santona, ricongiungendosi a varie altezze alla via Giardini: alla curva delle Baracche, alla Fignola, direttamente a La Santona. Ognuna di queste alternative corrisponde a un percorso proposto da qualcuno anche oggi come quello originale della Via Vandelli. Qualche confusa speranza in più la offre la carta storica regionale del 1853, in cui il reticolo è meno intricato e appaiono linee tratteggiate, vie distaccate dalla via Giardini poco dopo la Santoncina che si ricongiungono viavia: ma dove? Alle Baracche? O direttamente a La Santona? E La Fignola, che fine fa? Non era toccata dalla Via Vandelli? Almeno sembra escluso il passaggio per Casa Maioncello. Forse. Forse queste mappe aiutano e devo solo convicermene.
Ma all'archivio di stato di Modena conservano le mappe catastali di inizio '900, ho scoperto, così ho iniziato una piccola ricerca andora da conludere, visti i tempi biblici della burocrazia per consultare le mappe. Sono però riuscito a scorgere almeno una mappa d'unione del comune di Lama Mocogno, dove appaiono però in tutta la loro devastante coerenza i percorsi alternativi alla Via Vandelli, quelli imposti dagli uomini che hanno deviato il corso della Via dai loro terreni e dai loro pensieri.
Ma straordinari per me sono quei tre tratti a matita, che qualcunaltro prima di me ha lasciato, uno verso La Serra, uno dopo La Santoncina, e il più appassionante di tutti proprio dopo Cà don Carlo, quei tre tratti con una freccia puntata verso l'alto, come a dire: no, la Via non passava di qui, ma un po' più sopra.
Così anche questa mappa non aiuta. Anzi, aiuta moltissimo, a sapere che altri ricercatori nel passato hanno avuto i miei stessi problemi e perpelessità: i predatori della Via perduta.
E così, da predatore, sono tornato alla caccia della Via, nuovamente coi miei quali segugi: e l'usta della Via ci ha guidato, piante dei piedi come nasi di veltri, occhi puntati a calcolare pendenze e tracciare spartiacque. Così siamo riusciti a trovare le dritta vestigia di muri a secco, proprio dove il monte scende a destra e a sinistra, abbiamo percorso versanti destri e sinistri, siamo scesi fino alla casa della Fignola e risaliti alla curva delle Baracche.Ma all'archivio di stato di Modena conservano le mappe catastali di inizio '900, ho scoperto, così ho iniziato una piccola ricerca andora da conludere, visti i tempi biblici della burocrazia per consultare le mappe. Sono però riuscito a scorgere almeno una mappa d'unione del comune di Lama Mocogno, dove appaiono però in tutta la loro devastante coerenza i percorsi alternativi alla Via Vandelli, quelli imposti dagli uomini che hanno deviato il corso della Via dai loro terreni e dai loro pensieri.
| mappa catastale del comune di Lama, con qualche anonima correzione a matita |
Così anche questa mappa non aiuta. Anzi, aiuta moltissimo, a sapere che altri ricercatori nel passato hanno avuto i miei stessi problemi e perpelessità: i predatori della Via perduta.
| vestigia di muri a secco che percorrono un crinale prima della selva dei pini: la Vandelli? |
| le case de La Fignola: erano toccate dalla Vandelli? |
Nel frattempo, rimane la traccia del percorso fatto, così se qualcuno esplorandolo vorrà darmi un contributo, sarà più facile pensarci potendo percorrere le immagini del satellite e una sottile linea rossa.
È difficile trovare sollievo dai tormenti di questro intrico di storia uomini e strade. Ma un po' di ristoro lo trovo nel curiosare tra le rare speci floreali che si annidano tra il bosco della Fignola e il Sasso Tignoso e che quindi potrò ammirare passeggiando sulla desideratissima Via Vandelli:
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| la Via Vandelli coperta di fiori primaverili si inerpica sul crinale, dopo Cà Don Carlo |
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