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giovedì 28 maggio 2020

Tappa 6 :: Poggio - Campaniletti - Via Vandelli escursionistica

la Via Vandelli con il Viandante :: Tappa 6 :: Poggio - Campaniletti

La sesta tappa della Via Vandelli parte da Poggio, dove il torrente Edron sfocia nel Serchio. Oggi seguiremo sempre il percorso originale settecentesco della Via Vandelli, a parte brevissimi tratti, salendo fino al punto più spettacolare di tutto il cammino: il passo della Tambura, che ci regalerà uno spettacolo indimenticabile, dopo un'altrettanto memorabile faticosa salita.
Iniziamo il cammino uscendo dal paese e imboccando immediatamente una piccola strada che è correttamente indicata come Via Vandelli e che dopo qualche casetta si trasforma in un'agevole carreggiata. Il percorso continua immergendosi nel bosco, seguendo e risalendo da vicino il corso del torrente Edron.

la Via Vandelli si immerge nel bosco a fianco del torrente Edron
In questo bosco incontreremo le rovine di antiche case abbandonate e forse anche qualche animale selvatico. Sopra di noi, a sinistra, sentiamo il traffico passare sulla nuova strada provinciale, mentre teniamo il torrente alla nostra destra, fino a un piccolo ponticello di legno che lo attraversa. La Via Vandelli originariamente non cambiava lato del torrente, ma oggi la boscaglia rende molto difficoltoso seguire la traccia settecentesca. Oltre il ponte ci aspetta un meraviglioso prato verde e poi sulla sinistra una piccola strada asfaltata che ci porta oltre una graande fabbrica di lavorazione del marmo, passata la quale, ritorniamo dalla parte giusta del torrente.
Incontriamo sul nostro cammino un antico ponte di pietra, e facciamo una brevissima deviazione per vedere l'antico mulino di Puglianella sull'Edron per poi tornare sui nostri passi. Ancora qualche minuto di cammino e raggiungiamo la Ferriera: uno dei luoghi magici del cammino della Via Vandelli. Si tratta di una grande e bellissima villa padronale, coeva alla Via Vandelli, visto che la data sull'architrave della porta è 1754. Attorno a questa casa si sviluppava un borgo di contadini e lavoranti, di cui si scorgono ancora i ruderi sommersi dalla vegetazione. Un vero peccato è lo stato di abbandono del borgo e della villa e sporattutto della piccola chiesa che sta cadendo a pezzi nel cortile della villa.

la villa del borgo della Ferriera, tra la Via Vandelli e il torrente Edron
Attraversiamo rapidamente la strada provinciale per rimanere sulla Via Vandelli, che ora è la piccola strada asfaltata che sale verso Vergaia. Proseguiamo in salita fino al punto in cui la Via Vandelli scendeva nella valle e dove oggi c'è la diga della centrale idroelettrica dell'Enel che chiude il corso dell'Edron per formare il lago artificiale di Vagli. La Via Vandelli scendeva fino al paese di Fabbriche di Careggine e che oggi è completamente sommerso sotto la superficie del lago. Possiamo comunque attraversare a piedi la diga, con un passaggio veramente suggestivo, con le apuane che si riflettono sulla superficie del lago e raggiungere la nuova strada provinciale.

il paese sommerso di Fabbriche di Careggine, con il ponte della Via Vandelli
(foto di Francesco Ruffini - 1994)
Per aggirare il lago di Vagli, oggi purtroopo non c'è nessun'alternativa alla strada asfaltata che lo costeggia, dove passano anche i camion carichi di marmo. Il comune e il parco, per un breve periodo, hanno pubblicizzato un sentiero sulla sponda opposta, quella orientale, ma al momento non ce n'è nessuna conferma. Dobbiamo quindi camminare per alcuni chilometri sulla strada, stando attenti al traffico, ma anche osservando sulla nostra sinistra l'apparire del promontorio su cui sorge il paese di Vagli Sotto, il ponte sospeso, il ponte Morandi di cemento oggi pedonale, il parco delle statue, le Apuane che si riflettono sulla superficie del lago e se il livello dell'acqua è basso, potremmo vedere anche l'antica Via Vandelli emergere dalle acque.
Raggiungiamo la località Fontana delle Monache, dove sorgeva un convento, al bivio tra Vagli Sotto e Sopra. Qui possiamo trovare acqua e cibo, presso alcuni locali riaperti in seguito alla spinta turistica del parco attorno al lago. Noi proseguiamo dritti in direzione Vagli Sopra.
Il percorso della Via Vandelli oggi è completamente asfaltato, per questo preferiamo dopo un po' sulla sinistra, per tagliare i tornanti e seguire un bel sentiero attraverso il bosco, abbastanza ripido, che ci porta direttamente alla chiesa di Vagli Sopra. In centro al paese ci sono alcune fontane dove è indispensabile fare abbondante rifornimento di acqua, visto che ci aspettano i chilometri più duri di tutto il cammino della Via Vandelli e non troveremo più nessuna fonte fino al passo Tambura (se ci va bene) o adirittura fino al rifugio Nello Conti.
Usciamo dal paese e iniziamo a immergerci nella selvaggia valle d'Arnetola seguendo la via delle cave. La strada è stata asfaltata per permettere il passaggio dei camion del marmo, ma ciononostante riconosciamo ben presto gli antichi casoni in pietra a servizio dei viandanti della Via Vandelli e che oggi sono quasi tutti abbandonati e in rovina. Appena prima del ravaneto della cava Pallerina, sulla destra ammiriamo la Capanna d'Abrì, uno dei pochi stabili in questo tratto di Via Vandelli che è stato ristrutturato, adeguatamente preservato e non ancora inghiottito dall'area delle cave.

la Capanna d'Abrì, un riparo per i viandanti lungo la Via Vandelli all'imbocco della valle d'Arnetola
La strada ora è ghiaiata, ma ancora molto ampia e affianca le cave attive, di cui sentiamo anche i boati delle esplosioni, se passiamo in orario lavorativo. Facciamo un tratto nel bosco, prima del bivio per Arni e il monte Sella: questo percorso sulla sinistra è una possibile alternativa per chi si sposta in mtb, in quanto i chilometri finali della salita di oggi e quelli iniziali della discesa dal passo della Tambura sono da percorrere con la bicicletta a mano e diventano per questo difficili e da affrontare con molta cautela (mentre a piedi non ci aspetta nessuna difficoltà, a parte la fatica). Ci lasciamo alle spalle l'ultima enorme cava e finalmente camminiamo sulla Via Vandelli originale, ancora lastricata in pietra, con evidentissimi i monumentali muri di sostegno.

i meravigliosi muri di sostegno settecenteschi su cui passa la Via Vandelli per risalire le Apuane
La strada è ripida, ma il panorama è mozzafiato, con le vette delle Alpi Apuane che ci sovrastano, i faggi, le roverelle, i carpini che ci abbracciano, la strada che ci accompagna. Il bosco man mano si dirada e infine, dopo alcuni tornanti dalle pendenze molto ardite, usciamo tra i prati delle pendici più alte, tra il monte Tambura, la Focoletta e l'Alto di Sella, con lo sguardo che spazia dalla Roccandagia alle cime del monte Sella.
Poco prima di valicare, sulla sinistra, ci sono i ruderi dell'ultimo casone voluto da Domenico Vandelli su questo versante: il Casone del Ferro. Qui, facendo alcuni passi in basso nel prato, possiamo trovare un tubo che butta un po' d'acqua, se siamo fortunati. Manca poco e dopo l'ultima rampa, arriviamo ai 1620m del passo Tambura, di cui riconosciamo la spaccatura triangolare fatta nel '700 dal Vandelli per agevolare il passaggio delle carrozze. Da qui abbiamo la vista più emozionante e spettacolare di tutto il cammino, sulle Alpi Apuane, Massa, il mar Tirreno, i promontori della Liguria e le isole.

la vista verso il Tirreno, sulla Via Vandelli, dal passo della Tambura
Ci rimane qualche chilometro di discesa, in cui iniziamo a godere dell'opera architettonicamente meravigliosa e coraggiosa di Domenico Vandelli che ha dovuto far passare la sua strada dove nessuno mai aveva osato e (speriamo) oserà più.
Arriviamo alla Finestra Vandelli, una terrazza, anche questa costruita da Domenico Vandelli con alcune esplosioni, per permettere la sosta delle carrozze prima dell'ultima erta per chi doveva valicare il passo. Inoltre la Finestra è anche il portale d'accesso verso i Campaniletti, dove nel '700 c'era il Cason de' Campaniletti per la sosta e il ristoro dei viandanti e a protezione contro i briganti, e oggi c'è il rifugio Nello Conti del CAI di Massa.
La cena, la sera e la notte sulla terrazza del rifugio, vista mare, sotto il cielo buio e stellato, con la vista sul mare e le luci di Massa che ci aspetta, saranno uno dei ricordi ppiù indimenticabili del cammino della Via Vandelli e anche di tutta la vita: godiamocelo!

il video de "la Via Vandelli con il Viandante"


sabato 17 giugno 2017

Tappa sette B

Dopo la pioggia la mattina sembra luminosa e promettente. La salita comincia già vista tra le case del paese proprio dove la Via Vandelli prende il nome di via Cave. Mentre mi avvicino si sentono i rumori dei macchinari che rodono la montagna alla mattina. Aver ritardato di un giorno mi permette di vedere questo tratto ben illuminato e azzurro. Di nuovo procedo tra i casoni e il bosco, mentre la Via un po' si fa sentiero e un po' strada. Raggiungo tra curve, bosco e sassi l'ultima cava e da lì in avanti è solo fianco della montagna che punta al passo vicino e lontano.
Al valico è una visione attesa damesi: il triangolo spaccato in mezzo alle montagne che segna l'inizio della discesa da l'una e dall'altra parte. Oltre è una cortina di nube bianca che nasconde tutto. Scendo nel nulla ovattato verso la Finestra Vandelli: un'amena piazzola di sosta fatta di soffice erba tra le aspre guglie dei campaniletti. Poi c'è il rifugio, il ristoro, la notte, le stelle e le luci della città davanti al mare.

venerdì 16 giugno 2017

Tappa sette A

Il saluto a Poggio lo do con la Pieve di San Biagio, visitandone l'interno grazie alle chiavi che mi dà Dante. Spiritualizzato, scendo la Via Vandelli che ben presto cambia da stradina a carreggiata a sentiero che segue il torrente Edron. Tra i ruderi di tante case sulla Via, mi sorprendono la fuga rumorosa sia di un cinghiale che di un capriolo. Poi viene il tratto in cui seguo dappresso il torrente: non c'è traccia e la Via è stata completamente fagocitato dal tempo: rimane solo il corso d'acqua come riferimento.
Poi seguono il mulino di Puglianella e la Ferriera come maestosi esempi dell'industriosità lungo la Vandelli, di cui fa parte anche Fabbriche di Careggine, ora sommerso sotto le acque del lago di Vagli. Ma il panorama è spettacolare, con le acque verdissime del lago e le grandi Apuane a contorno. Pranzo all'altra estremità del lago, poi inizia la salita a Vagli di Sopra e poi mi infilo nella valle di Arnetola, tra le cave e i casini, locande e osterie costruite per agevolare la risalita. Ma non la agevolano a me, ormai in disuso, quando mi sorprende la pioggia a metà strada, mi inzuppo e mi tocca rimandare di un giorno.

mercoledì 8 marzo 2017

mastica e sputa

«mastica e sputa da una parte il miele mastica e sputa dall'altra la cera mastica e sputa prima che faccia neve»

ho visto la cava ho visto il bianco ho visto i cartelli di divieto e le reti rosse ho visto la montagna sgretolarsi in candore.
poi mi sono confuso, insieme alla viabilità di cava, ai sentieri cai, alla Via Vandelli schiacciata sotto un peso immane. e ho camminato su un percorso non originale, sbandato e deviato da altre esigenze umane, dal profitto e dalla convenienza. ma appena ho messo la testa fuori dal bosco ho capito di aver sbagliato: e che la Via passava più in là.
La cava del monte Pallerina. Si vede passare la Via Vandelli ai piedi della cava.
Durante l'autunno ho esplorato un brevissimo tratto della valle d'Arnetola (troppo poco tempo, colpa di un cuoco di Vagli Sopra che per un'ora ha affettato salumi a mano per quello che doveva essere un veloce spuntino). Ma questo breve assaggio è bastato per capire da una parte la fatica del Domenico Vandelli nel disegnare un percorso in una valle così aspra e dall'altra che le attività estrattive avevano irremediabilmente cambiato la viabilità nella valle e sommerso di rottami di marmo il percorso originale della Via Vandelli. Tanto che anche il cai ha dovuto dare indicazioni fuorvianti su quale sia il percorso della Via Vandelli. Tanto che ho capito che era dovuto nuovamente un lavoro di recupero del tracciato originale, nuovamente sommerso: pochi chilometri prima sotto l'acqua, ora sotto cascate immobili di rocce bianche e preziose fatte a brandelli.
La cava del monte Pallerina, dal 1954 al 2013.
La Via Vandelli percorre il lato sinistro dell'immagine, oggi sommersa dal ravaneto.
So poco delle Alpi Apuane. Ne so la meraviglia che suscitano al solo nome, alpi e non appennini; so delle ricerche di scuola, che insegnano a enumerare catene montuose risorse naturali confini e capoluoghi; so di profili vaghi lontani, cercati nelle passeggiate che svalicano oltre il sentiero 00, evocati dai più vecchi con sguardi lanciati verso il mare; so di stragi, raccontate, con fare didascalico e sempre un po' troppo moralista. Ma ricordo nettamente la prima e unica volta che mi ci sono inoltrato, nell'estate del 2007, quando in bicicletta io e Moreno abbiamo percorso i due versanti degli appennini alla ricerca degli ultimi Festival dell'Unità: correvamo a pedali sul lungomare di Marina di Massa, con le Alpi Apuane a levante, e una volta arrivati a Carrara ci siamo infilati sulle orme degli anarchici lungo le venature del carbonato di calcio fino a Fantiscritti per scendere con le ruote pesanti e gli ingranaggi bianchi scolpiti ed affondare nell'altrettanto bianco lardo.
La capanna d'abrì che era l'antico casone della valle d'Arnetola a servizio della Via Vandelli

Così non so se questo dilavare delle Alpi Apuane in frammenti usati per gioco e per arte ma soprattutto per soldi sia una sciuagura o solo un'unghiata dell'uomo sulla pelle della madre terra che si rimarginerà...
...ma so il mio pregustare tutto il nuovo che mi arriverà calpestando il friabile percorso della Via Vandelli che si adagia silenziosa, sgorgata dalle pianure modenesi, pronta all'ultimo balzo sulle pareti apuane: come sangue di polvere e roccia, rappreso nel sudore e nei ricordi di genti povere e libere.

www.viavandelli.com #viavandelli @viavandelli

martedì 21 febbraio 2017

perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta

Fabbriche di Careggine è il paese in cui la Via Vandelli con un meraviglioso ponte si azzarda ad attraversare in un sol balzo il rio di Capredosso e il torrente Edron, dopo averlo seguito appena lasciato il Serchio a Poggio.

la Via Vandelli scende verso Fabbriche. foto del 1994 di Francesco.

sto appoggiato nello spigolo in cui si incontrano acqua strada e diga. è circa esattamente metà autunno e gli occhi si interrogano continuamente sull'estate ventura: è un appoggio incantevole tra la fantasia, le aspettative e la volontà di potenza.
la fantasia di ciò che era, di un paese sommerso, di abitudini e genti, di una strada un percorso non ancora noto. le aspettative di capire dove passare, come approssimare al meglio la Via, del livello che sarà dell'acqua. tutta la volontà di potenza dell'uomo che trasforma, di una Via che attraversa paesi monti e genti, di metri cubi di cemento innalzati per ottener altra potenza anche a dispetto della storia.

la Via Vandelli da qui scendeva verso Fabbriche
tra tutti i luoghi simbolici lungo la Via VandelliFabbriche di Careggine è uno dei più iconici. ed è un luogo che non c'è. più. o almeno non è visibile. eppure è uno dei luoghi più visibili nel cuore.
lo ricordo io, a fine anni '80, sul seggiolino dietro della moto Guzzi di mio padre, fermi sul cavalletto, il vento e il sole, il lago e l'immagine di un campanile, ed oggi nemmeno so se ci fosse davvero o se sia solo nella mia fantasia. lo ricorda Francesco, che nel 1994 a cinque anni è sceso con i suoi genitori nel paese di Fabbriche percorrendo la Via Vandelli e passando sul ponte con cui la Via attraversa l'Edron. lo ricorda la signora incontrata a Vergaia pochi minuti prima dell'inizio di questo racconto, che ricorda di essere scesa nel lago prosciugato con suo padre alla ricerca della casa della famiglia e ci racconta di come la madre percorresse a piedi la Garfagnana per arrivare a Modena, carica di sale. ed è la prima volta che sento parlare della Via Vandelli come della Via del Sale, una versione meno esotica è più proletaria della Via della Seta. lo ricorda il cuoco che ci ha affettato salumi freschi per un'ora a Vagli Sopra, che sostiene di aver seguito la Via Vandelli in barca navigando sulla superficie del lago di Vagli sopra a Fabbriche.

eppure il paese è scomparso. in meno di un minuto viene raccontato l'abbandono di Fabbriche. immagini antiche, costellate di uomini e donne di pietra e legno, colori scolpiti. e l'inesorabile inondazione che segue un semplice gesto di un operaio: una leva e l'acqua si impadronisce della storia.



e allora nuovamente sento che è mio dovere ricostruire recuperare far riemergere. le mappe catastali ottocentesche, lungimirantemente conservate dalla regione Toscana sono uno strumento unico e meraviglioso per ricostruire punto a punto il percorso della Via Vandelli.

Fabbriche di Careggine come appariva nell'800,
abbracciata da un'ansa dell'Edron e attraversata dalla Via Vandelli

ne nasce un disegno, una linea immaginaria e mai così reale della Via che scorre sotto l'acqua ferma: un'ipotetica proiezione senza dislivelli delle fatiche umane, un volo radente percorso da brividi e da spalle curve.
l'impossibile diventa possibile, con lo sguardo accarezzare da quello spigolo del lago la Via Vandelli che pian piano accarezza la discesa verso Fabbriche, punta verso est e decisamente svolta a destra per attraversare l'Edron e immergersi nel paese. e poi via sul fondovalle costeggiando il torrente, lasciando a sinistra Vagli Sotto, a destra Fontana delle Monache e puntando verso Vagli Sopra, ultimo approdo prima del mare aperto della valle d'Arnetola.
l'impossibile diventa possibile, la ragione umana dà forma alle visioni e la Via fluisce ancora sul fondo, ancorata dai passi pesanti e dalla fatica imperdonabile di generazioni di uomini e donne.



ecco qui sopra il tracciato preciso della Via Vandelli che serpeggia tra terra boschi declivi acqua strade sentieri fango sponde, la più precisa possibilità dell'immaginazione. almeno, fino al prossimo svuotamento.

www.viavandelli.com #viavandelli