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venerdì 29 novembre 2019

chilometri di passeggiata

«È difficile capire cos'è ma dev'essere strada e se quindi dev'essere strada ci deve stare chi ci cammina e chilometri di passeggiata, le poche case sulla collina e dev'esserci acqua che piove»

sono passati scampoli di inverno, la primavere a l'estate e trascorre l'autunno: ho camminato sulla neve in mezzo alla neve tubinante sono scivolato sulla neve, ho annusato il verde tornare a bordo della strada ed esplodere nel colore dei boccioli, ho camminato sotto il sole a picco di giorni da far girare la testa, continua ad affondare nel fango e nella Via Vandelli. un po' perché non si può fare a meno di riandare ciò che accende la passione, un po' perché camminare sulla Via Vandelli è anche andare a trovare degli amici, investire del tempo in luoghi rappacificanti, un po' perchè camminare fa bene al sistema cardio-respiratorio e aiuta a prevenire la malattie legate alla sedentarietà, ma anche perché mi sono preso due impegni, anzi tre, con questa strada che sono riuscito a portare a termine:

definire in maniera molto più accurata e avendolo vissuto con i miei scarponi, il percorso escursionistico di questo cammino.
  1. per riuscirci mi sono dovuto rimettere a studiare le mappe dei sentieri e i siti per escursionisti, tracciare rotte e soprattutto provarle sul terreno. ho provato e camminato ogni traccia sulla carta nella direzione nord-sud (Modena-Massa)... ma anche in direzione opposta e inaspettatamente questa scelta mi ha fatto scoprire alcuni tratti inaspettatamente idonei al cammino per escursionisti!
    ad oggi le tracce della Via Vandelli come cammino nella sua versione escursionistica sono pronte e nei prossimi mesi le caricherò sul sito www.viavandelli.com, magari con anche un breve articolo in questo blog che le spiega, tappa per tappa:
    il prossimo anno, il 2020 sarà un anno fantastico per i viandanti della Via Vandelli!
    la Via Vandelli, originale (rossa) ed escursionistica (blu) da Modena e Sassuolo a Massa
  2. segnalare con le frecce adesive il cammino sul percorso, in modo che anche senza dover sempre controllare le tracce gps sul proprio dispositivo (modalità che è ancora irrinunciabile per percorrere la Via Vandelli!) i viandanti della Via Vandelli possano per gran parte del percorso orientarsi solo seguendo le frecce e risolvere più velocemente gran parte dei dubbi di fronte ai bivi.
    la frecce sono disposte solo in una direzione, per percorrere la Via Vandelli da Modena o Sassuolo verso Massa. contengono il logo della Via Vandelli, l'indirizzo del sito, la dicitura "Via Vandelli :: Modena-Massa" e il codice qr che rimanda al sito della Via Vandelli.
    e infine contengono nella parte alta due lettere: E che sta per escursionistico, O che sta per originale, cosicché se vi trovate di fronte a una freccia che contiene solo la E sapete che siete sul percorso escursionistico, se continene solo la O siete sul percorso originale settecentesco, se le contiene entrambe E e O siete in uno dei tanti tratti in cui il percorso escursionistico coincide con quello settecentesco.
    magari un giorno faccio un video per spiegare questo codice...
    le frecce che segnalano il cammino della Via Vandelli
  3. a un certo punto di queste peripezie mi è balzata in testa l'idea che sarebbe stato bello registrare dei brevi self-video in cui mentre camminavo spiegavo a i viandanti della Via Vandelli un po' di cose sulla Via Vandelli: informazioni storiche, aneddoti, nozioni sui territori attraversati, consigli su come percorrere la Via Vandelli e indicazioni utili nei punti più critici. un racconto arricchito con le immagini della pianura emiliana, del frignano, della garfaganana e delle apuane, spero che invogli sempre più persone a camminare la Via Vandelli.
    per ora sono riuscito a mettere insieme il trailer, ovvero l'episodio 0, ma presto nel corso dell'autunno/inverno usciranno anche i singoli video, ognuno dedicato a una singola tappa, sette tappe da Modena a Massa e altre due video per la partenza da Sassuolo.
    per rimanere aggiornati la cosa miglioreè iscriversi al canale youtube della Via Vandelli e mettere "mi piace" ai video!

e per rendicontare, tra le altre cose, non così irrilevanti, ho collaborato con il comune di Riolunato per un magnifico cartellone turistico posizionato al passo della Centocroci, ricchissimo di informazioni sulla Via Vandelli, sulla sua storia e sul suo futuro come cammino, con mappe e altimetrie.
il pannello informativo al passo delle Centocroci, a metà strada tra Modena e Massa
e per finire, rendiconto anche le iniziative del 2019 (...finora...) di divulgazione della Via Vandelli, che è un'antica strada pronta per diventare un nuovo cammino!
  1. Mercoledì 30 Gennaio 2019 – Biblioteca di Vignola (MO) all’interno della rassegna “Camminando nella storia” organizzata dal comune di Vignola e dall’associazione MuoviVi
  2. Domenica 10 Febbraio 2019 – Passeggiata Santandrea Pelago-La Fabbrica (Pievepelago MO)
  3. Mercoledì 20 Febbraio 2019 – Agriturismo Fattoria Centofiori di Marzaglia Nuova (MO)
  4. Sabato 30 Marzo 2019 – Palazzo Ducale di Sassuolo (MO), passeggiata dal Palazzo Ducale a Villa Bontempelli al Belvedere Ducale di San Michele, organizzata dal comune di Sassuolo
  5. Sabato 4 Maggio 2019 – Libreria Magnani di Castelnuovo di Garfagnana (LU)
  6. Mercoledì 29 Maggio 2019 – Study visit presso il Palazzo Ducale di Sassuolo (MO) e i primi chilometri di Via Vandelli per gli studenti del corso di formazione di Demetra Formazione con Carta|Bianca in collaborazione con il Segretariato regionale del Ministero per i beni e le attività culturali (MiBAC) per l'Emilia-Romagna nell’ambito del progetto ministeriale Cantiere Estense
  7. Mercoledì 29 Maggio 2019 - Fusorari Cibi & Viaggi (MO), organizzata dall’associazione di divulgazione scientifica Inco.Scienza
  8. Sabato 8 Giugno 2019 – Biblioteca di Nonantola (MO) all’interno della rassegna “Aperitivo con un libro” organizzata dal comune di Nonantola
  9. Sabato 15 Giugno 2019 – BiblioNET di Cireglio (PT) all’interno della giornata “Festa 1Anno BiblioNET Cireglio”, organizzata dall’associazione Amo la Montagna
  10. Venerdì 9 Agosto 2019 – Rifugio Cà Silvestro di Fiumalbo (MO)
  11. Mercoledì 23 Ottobre 2019 – Sala dell’Arengo del palazzo Ducale di Ferrara (FE), all’interno della rassegna “Autunno Ducale” organizzata dalla Pro-Loco Ferrara, Terrestensi e Autunno ducale nelle terre estensi
  12. Domenica 27 Ottobre 2019 – Rifugio Nello Conti (MS), all’interno della Festa d’Autunno
  13. Giovedì 21 Novembre 2019 – Scuola primaria Gianni Rodari, Istituto comprensivo Ferrari di Pozza (MO), lezione sulla Via Vandelli
il Viandante divulgatore della Via Vandelli

giovedì 4 aprile 2019

c’è una Via

«c’è una via nelle mie mani non mi tradirà, c’è un mondo che mi attira già in questa azzurità, io non so se il pazzo sono io o sei tu che rimani qua»

la Via è una. inequivocabilmente. quella studiata, disegnata, progettata, costruita, realizzata da Domenico Vandelli tra il 1739 e il 1751. quella richiesta dal duca Francesco III d'Este per collegare il mare alla cpaitale, le genti estensi tra di loro, portare il progresso e la ricchezza nel suo regno.
la Via è una perché ha un percorso originale univoco e perché corre con continuità da Modena a Massa, attraverso la pianura, il Frignano, la Garfagnana e le Apuane.
la Via è un'antica strada. e la più giovane delle strade, la primigenia, la prima strada moderna al mondo progettata e lastricata grazie all'ingegno umano, dopo la decadenza delle strade romane.
la Via sta diventando un nuovo cammino: sempre più viandanti a piedi e in bicicletta hanno in progetto di percorrerla, mi scrivono e contattano per sapere come percorrerla, la stanno già ora percorrendo.

la Via Vandelli:: il percorso originale settecentesco (in rosso) e quello escursionistico (in blu)
ho quindi deciso di colmare una lacuna per rendere ancora più fruibile a tutti il cammino della Via Vandelli: durante questo ultimo anno ho camminato in lungo e in largo tutta la Via Vandelli e dintorni. un'attività faticosa ma entusiasmante: conosco molto meglio le terre e le persone che sono attraversate dalla Via, e le amo ancora di più.
ma lo scopo che ho raggiunto è stato consolidare ancora meglio la traccia del percorso originale settecentesco e, soprattutto, definire in modo univoco e tracciare il percorso escursionistico che permetta di andare da Modena a Massa seguendo la Via Vandelli sul percorso originale, per quanto possibile, o di spostarsi su sentieri o piccole strade non trafficate quando alla Via Vandelli si sono sovrapposte nei secoli strade più trafficate.

sopra Sassuolo, la Via Vandelli è sia campo che asfalto

in questo modo i viandanti della Via Vandelli potranno ancora più agevolmente percorrere la nostra Via, scegliendo quale percorso si adatta di più al cammino e sapendo con sicurezza qual è il percorso originale.
per non commettere l'errore che in tanti hanno commesso e stanno continuando a commettere, cioè di inventarsi il percorso della Via Vandelli, solo per rendere più comodo il transito degli escursionisti.
la piacevolezza del cammino, i panorami, i piccoli borghi suggestivi, le cittadine fortificate, le emergenze geologiche, i vasti orizzonti... è tutto preservato nella mia proposta di percorso escursionistico, insieme alla sicurezza massima possibile, ma ben sapendo dove invece si snodava il percorso originale, per non indulgere nella leggenda, se va bene, o nel falso, nel peggiore dei casi.


la meraviglia della Via Vandelli tra le Alpi Apuane
tutto questo è oggi consultabile nella rinnovata sezione "il percorso" del sito ufficiale www.viavandelli.com in cui i 150km della Via Vandelli sono suddivisi in 7 tappe, tutte percorribili, con un buon allenamento, a piedi in giornata.
ebbene sì, per percorrere la Via Vandelli serve un po' di preparazione, fisica e organizzativa: è necessario un po' di allenamento perché la strada valica due volte i 1600m slm, con pendenze anche ripide; ed è necessario organizzarsi, scaricando dal sito www.viavandelli.com le tracce da seguire, programmare i giorni di cammino, prenotare l'ospitalità e fare i conti con l'approvigionamento di cibo il giorno prima per quello successivo in almeno un paio di tappe.
non è un cammino per tutti, ma è un cammino che una volta completato non cambierà solo la visione che voi avete del mondo (come tutti gli altri cammini) ma completare la Via Vandelli cambierà anche la visione che il mondo ha di voi.

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www.viavandelli.com
viavandelli.blogspot.com
facebook.com/viaVandelli
instagram.com/viavandellimoms
www.youtube.com/channel/UCQXS2eAPEXauQvFSmSnVEqQ
@viavandelli
#viavandelli
"La Via Vandelli - Antica strada, nuovo cammino" di Giulio Ferrari, Edizioni Artestampa (2018)

domenica 28 maggio 2017

giocare bere il vino sputtanarsi

«Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta, ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta: qualcuno è andato per formarsi, chi per seguire la ragione, chi perché stanco di giocare, bere il vino, sputtanarsi ed è una morte un po' peggiore...»

manmano che ho fatto i miei sopralluoghi sulla Via Vandelli ha iniziato a prodursi una singolare coincidenza di immagini sovrapposte.
nella mia rètina erano impresse le foto che ho lungamente guardato e studiato con passione sui libri anni '80 dell'Artioli, che ho in casa da quando mio nonno li ha portati a casa freschi di stampa. immagini vecchie solo di trentanni, ma che per trentanni si sono sedimentate: fotografie con i crinali innevati, con i paesi sommersi, con gli oratori isolati, con le torri innalzate, con le tortuose curve delle Apuane, con i selciati antichi stesi fino al mare.
e mentre cammino, sopralluogo dopo sopralluogo, rivedo gli stessi luoghi, trentanni dopo. il primo che ho riconosciuto è stata la scoscesa salita vista dall'imbocco del Malandrone, che dal Rio Torto risale verso Pavullo. e lì ho riconosciuto la frana che tutto dilava, ma in trentanni ho visto che la collina si è rimboschita, perché il tempo passa e perché le colline e montagne vengono abbandonate dalle coltivazioni.
poi ho visto e riconosciuto il filare di querce che accompagna la strada selciata a Cà Usercia, che adesso si chiama Cà Bosi. Da nessuna parte si vedono resti dei pozzi petroliferi di Cà Ghinelli, eppure ancora presenti e così fascinosamente immortalati alla fine degli anni '80.
ho cercato le maestà, le case, i borghi, gli scorci che erano le mie uniche tracce in Garfagnana per ritrovare il percorso originale della Via Vandelli. e alcuni li ho ritrovati, altri li ho immaginati.

La Via Vandelli presso il Rio Torto
La Via Vandelli presso Cà Bosi











le emergenze che però mi hanno colpito di più sono state le trasformazioni delle osterie, delle locande e delle stazioni di posta.
tralascerò l'osteria del Cantone di Mugnano, appena fuori Modena, accennando solo al fatto che in trentanni si è trasformata da ristorante ancora attivo a casa murata con le finestre chiuse da assi di legno inchiodate. l'autostrada del sole ha schiacciato il Cantone in una presa mortale.
dirò di tre osterie, o stazioni di posta invece. perché queste infrastrutture sono una delle caratteristiche che rendono unica ed esemplare la Via Vandelli: Domenico Vandelli non ha progettato solo una strada per il Duca Francesco III d'Este, ma ha progettato una vera e propria infrastruttura, un asse attrezzato, dotato di tutti i servizi necessari al viaggiatore: osterie per il vitto, locande per l'alloggio, poste per il rifornimento e il cambio cavalli. e tutto questo per la prima volta, dopo secoli in cui l'umanità si era limitata a tracciare sentieri e percorsi da pastori o pellegrini: potenza dell'illuminista intelletto umano!
dirò di Fabbrica, la locanda sopra Pievepelago che lo stesso Francesco III loda «per essere grande, ben disposta, e meglio eseguita». Nelle foto degli anni '80 appare distrutta, un rudere, muri al limite del crollo. Eppure al suo interno nascondeva la stanza del duca, camini con gli stemmi estensi e altre meraviglie. meraviglia trovarla invece trentanni dopo perfettamente ristrutturata, ospitare abitazioni e probabilmente un punto ristoro: come duecentocionquantaepiù anni fa!

la Fabbrica di Pievepelago, locanda sulla Via Vandelli

appena disceso il confine tra l'Emilia e la Toscana, invece, siede sulla costa di monte di fronte a Chiozza, l'osteria della Bettola. la foto contenuta nei libri dell'Artioli degli anni '80 è una delle più romantiche: con un'anziana signora appoggiata alla tipica porta su due piani da osteria, che ancora protegge l'antico retaggio d'accoglienza, antico duecentoepiù anni. quando ci sono passato all'inizio di questa primavera, mentre passoapasso ricalcavo il percorso antico della Via Vandelli nello scendere da San Pellegrino in Alpe, a stento l'ho riconosciuta. o meglio, l'ho riconosciuta subito, ma lo stato mi ha provocato un sussulto: macerie e alberi cresciuti dentro le stanze ora a cielo aperto, ma inequivocabilmente l'insegna della bettola ancora ammiccante e inequivocabile. della vecchia, nessuna traccia, solo io.

l'antica osteria della Bettola sulla Via Vandelli

e infine dirò della capanna d'abrì, che accoglie i viaggiatori all'imbocco della valle d'Arnetola, lasciatosi alle spalle il paese di Vagli sopra, quando il cuore si spaura davanti alle bianche e impervie creste Apuane. anche l'antico nostro progettista dev'essersi spaurito e ha costellato la salita verso la Tambura di ripari per il viaggiatore. ecco, la capanna d'abrì, l'antico casone d'Arnetola, sta lì, duecentocinquantaepiù anni fa, come trenta anni fa, come oggi: grigio, sotto un masso ugualmente grigio, con una porta piccola che altro non è che l'imbocco verso il nero ventre che cova ancora per qualche minuto od ora il viaggiatore che si senta sovrastato. ora come allora.

il casone d'Arnetola, capanna d'abrì, sulla Via Vandelli
in questo giro di osterie, locande e poste, distrutte, rinate o ancora salde, sotto la pelle fredda della pietra e dei secoli, appoggiando una mano agli infissi di legno, appoggiando la schiena ai muri antichi, appoggiando la fronte alle vite degli uomini ancora si può sentire il suono dei bicchieri che brindano tra viaggiatori sconosciuti, il crepitare del fuoco che scalda dal rigido inverno, i brividi di chi dorme febbricitante per la fatica o il freddo, la speranza di chi viaggia e si muove e muta e trasforma il mondo.


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mercoledì 5 aprile 2017

dritto fino al mattino

«questo è il cammino e poi dritto fino al mattino poi la strada la trovi da te»

è vicino, è a pochi passi, è sapore famigliare eppure rimane irraggiungibile: il percorso originale della Via Vandelli nel tratto da Borra a La Santona.
c'era fango, c'è stata neve, ci sono crochi come sipario. eppure la Via rimane incerta.
la Via Vandelli sopra Borra: l'ultimo tratto di percorso certo
Ero già stato lo scorso autunno a passeggiare tra Borra e La Santona, cercando di capire con i miei piedi dove passasse la Via Vandelli nel 1739. Avevo affondato i piedi tra fango e prati umidi, levando lo sguardo alle chiome spoglie dei boschi del Duca, ma i miei dubbi erano solo stati alimentati.
la Via Vandelli procede umida e deturpata nel bosco della Fignola
È difficile raccapezzarsi sui declivi di un monte chiaramente trasformato dall'uomo, in cui strade lastricate sono state aperte più volte negli ultimi secoli, i sentieri di terra battuta si sono moltiplicati, le vie municipali hanno intersecato e deviato quelle ducali, e in cui i contadini e montanari hanno pervicacemente occultato il tracciato della Via per poter arare, coltivare, pascolare, vivere indisturbati. E lo diceva già Domenico Vandelli, nelle relazioni per il Duca, dei villici che tagliavano la Via con fossi o che facevano cadere massi per confondere il cammino. Così tra Cà Don Carlo, San Rio, la Serra della Luminaria e il Grotto della Santona la Via è confusa, dispersa, mistificata, negata, spostata, intollerata.
Non aiutano i cartelli dei sentieri, che indicano direzioni sbagliate... o forse giuste ma contradditorie, contraddittorie tra di loro e con i documenti storici. Forse aiutano e ancora non l'ho capito.
i cartelli che indicano la Via Vandelli nel bosco della Fignola
Non aiutano i consigli delle persone interpellate, che si rifanno a detti popolari, a tradizioni ottocentesche, a comodi tracciati, a servitù di passaggio contese tra il Duca e il popolo:

Sent: Tuesday, November 29, 2016 3:58 PM
Subject: Re: Fw: Via Vandelli
da Cà Don Carlo la Via Vandelli prosegue parallelamente a monte della via Giardini fino ad intersecare la strada che da Borra alta porta a casa Maioncello.La attraversa e prosegue fino al residence Selva dei Pini (piu o meno lo fiancheggia nella parte a nord).Quindi, parallela piu o meno alla Giardini arriva alla località "Le Baracche". Da qui arriva a La Santona con tracciato coincidente a quello della Giardini.

O forse anche questi consigli aiutano e ancora non l'ho capito. Certo questi consigli contraddicono i cartelli apposti dalla comunità del Frignano. Vabeh.

Non aiutano le antiche mappe. A partire da quella di Domenico Vandelli stesso del 1746, che forse manca di dettaglio, ma certo mostra la Via come una linea dritta con ben poche incertezze e curve tra Lama Mocogno e Barigazzo.
la Via Vandelli tra Lama e Barigazzo nella mappa del 1746
Nemmeno le mappe dell'800 in cui, già nella mappa del 1821, dopo Borra dalla via Giardini segnata in rosso si stacca un intrico di vie segnate in giallo che portano a La Santona, ricongiungendosi a varie altezze alla via Giardini: alla curva delle Baracche, alla Fignola, direttamente a La Santona. Ognuna di queste alternative corrisponde a un percorso proposto da qualcuno anche oggi come quello originale della Via Vandelli. Qualche confusa speranza in più la offre la carta storica regionale del 1853, in cui il reticolo è meno intricato e appaiono linee tratteggiate, vie distaccate dalla via Giardini poco dopo la Santoncina che si ricongiungono viavia: ma dove? Alle Baracche? O direttamente a La Santona? E La Fignola, che fine fa? Non era toccata dalla Via Vandelli? Almeno sembra escluso il passaggio per Casa Maioncello. Forse. Forse queste mappe aiutano e devo solo convicermene.



Ma all'archivio di stato di Modena conservano le mappe catastali di inizio '900, ho scoperto, così ho iniziato una piccola ricerca andora da conludere, visti i tempi biblici della burocrazia per consultare le mappe. Sono però riuscito a scorgere almeno una mappa d'unione del comune di Lama Mocogno, dove appaiono però in tutta la loro devastante coerenza i percorsi alternativi alla Via Vandelli, quelli imposti dagli uomini che hanno deviato il corso della Via dai loro terreni e dai loro pensieri.
mappa catastale del comune di Lama, con qualche anonima correzione a matita
Ma straordinari per me sono quei tre tratti a matita, che qualcunaltro prima di me ha lasciato, uno verso La Serra, uno dopo La Santoncina, e il più appassionante di tutti proprio dopo Cà don Carlo, quei tre tratti con una freccia puntata verso l'alto, come a dire: no, la Via non passava di qui, ma un po' più sopra.
Così anche questa mappa non aiuta. Anzi, aiuta moltissimo, a sapere che altri ricercatori nel passato hanno avuto i miei stessi problemi e perpelessità: i predatori della Via perduta.

E così, da predatore, sono tornato alla caccia della Via, nuovamente coi miei quali segugi: e l'usta della Via ci ha guidato, piante dei piedi come nasi di veltri, occhi puntati a calcolare pendenze e tracciare spartiacque. Così siamo riusciti a trovare le dritta vestigia di muri a secco, proprio dove il monte scende a destra e a sinistra, abbiamo percorso versanti destri e sinistri, siamo scesi fino alla casa della Fignola e risaliti alla curva delle Baracche.
vestigia di muri a secco che percorrono un crinale prima della selva dei pini: la Vandelli

le case de La Fignola: erano toccate dalla Vandelli?
Ora le nostra membra hanno assorbito il territorio, le isoipse incorciate sulle mappe si sono fatte fatica e sudore, i bivi di linee scolorite o tratteggiate sono diventati impercorribili dirupi o boschi impenetrabili. Nonostante la soluzione non sia arrivata ancora, il corpo interiorizzerà la terra e un barlume di Via, chissà, forse riemergerà sulla pelle.
Nel frattempo, rimane la traccia del percorso fatto, così se qualcuno esplorandolo vorrà darmi un contributo, sarà più facile pensarci potendo percorrere le immagini del satellite e una sottile linea rossa.


È difficile trovare sollievo dai tormenti di questro intrico di storia uomini e strade. Ma un po' di ristoro lo trovo nel curiosare tra le rare speci floreali che si annidano tra il bosco della Fignola e il Sasso Tignoso e che quindi potrò ammirare passeggiando sulla desideratissima Via Vandelli:

la Via Vandelli coperta di fiori primaverili si inerpica sul crinale, dopo Cà Don Carlo
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venerdì 17 marzo 2017

dolcemente viaggiare

«illuminare chiaramente la strada per saper dove andare. con coraggio gentilmente, gentilmente dolcemente»

non appena si è fatto il dolce autunno, ho iniziato a perlustrare il tracciato della Via Vandelli, dopo averlo accarezzato e studiato per mesi nel finire dell'estate.
ho iniziato da vicino, tra le salite e le discese dei rii appenninici modenesi; poi lontano oltre il crinale girovagando in Garfagnana e iniziando a grattare i pendii delle apuane; e ancora tornato a metà strada quando la Via Vandelli inizia a puntare verso gli spartiacque dell'alto appennino prima di Cento Croci; e in questo andirivieni sentimentale sono tornato il più vicino possibile al mio paese natale.


un piccolo assaggio di ciò che sarà, necessario per dirimere alcuni nodi nel percorso e non tentennare troppo durante il viaggio della prossima estate.
una specie di trailer del viaggio, centellinato il più possibile, ma che mi serve per addolcire il passo, la camminata, per appianare i pensieri e nei pensieri assimilare la Via.

la Via Vandelli attraversa l'antica Torre Maina

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mercoledì 8 marzo 2017

mastica e sputa

«mastica e sputa da una parte il miele mastica e sputa dall'altra la cera mastica e sputa prima che faccia neve»

ho visto la cava ho visto il bianco ho visto i cartelli di divieto e le reti rosse ho visto la montagna sgretolarsi in candore.
poi mi sono confuso, insieme alla viabilità di cava, ai sentieri cai, alla Via Vandelli schiacciata sotto un peso immane. e ho camminato su un percorso non originale, sbandato e deviato da altre esigenze umane, dal profitto e dalla convenienza. ma appena ho messo la testa fuori dal bosco ho capito di aver sbagliato: e che la Via passava più in là.
La cava del monte Pallerina. Si vede passare la Via Vandelli ai piedi della cava.
Durante l'autunno ho esplorato un brevissimo tratto della valle d'Arnetola (troppo poco tempo, colpa di un cuoco di Vagli Sopra che per un'ora ha affettato salumi a mano per quello che doveva essere un veloce spuntino). Ma questo breve assaggio è bastato per capire da una parte la fatica del Domenico Vandelli nel disegnare un percorso in una valle così aspra e dall'altra che le attività estrattive avevano irremediabilmente cambiato la viabilità nella valle e sommerso di rottami di marmo il percorso originale della Via Vandelli. Tanto che anche il cai ha dovuto dare indicazioni fuorvianti su quale sia il percorso della Via Vandelli. Tanto che ho capito che era dovuto nuovamente un lavoro di recupero del tracciato originale, nuovamente sommerso: pochi chilometri prima sotto l'acqua, ora sotto cascate immobili di rocce bianche e preziose fatte a brandelli.
La cava del monte Pallerina, dal 1954 al 2013.
La Via Vandelli percorre il lato sinistro dell'immagine, oggi sommersa dal ravaneto.
So poco delle Alpi Apuane. Ne so la meraviglia che suscitano al solo nome, alpi e non appennini; so delle ricerche di scuola, che insegnano a enumerare catene montuose risorse naturali confini e capoluoghi; so di profili vaghi lontani, cercati nelle passeggiate che svalicano oltre il sentiero 00, evocati dai più vecchi con sguardi lanciati verso il mare; so di stragi, raccontate, con fare didascalico e sempre un po' troppo moralista. Ma ricordo nettamente la prima e unica volta che mi ci sono inoltrato, nell'estate del 2007, quando in bicicletta io e Moreno abbiamo percorso i due versanti degli appennini alla ricerca degli ultimi Festival dell'Unità: correvamo a pedali sul lungomare di Marina di Massa, con le Alpi Apuane a levante, e una volta arrivati a Carrara ci siamo infilati sulle orme degli anarchici lungo le venature del carbonato di calcio fino a Fantiscritti per scendere con le ruote pesanti e gli ingranaggi bianchi scolpiti ed affondare nell'altrettanto bianco lardo.
La capanna d'abrì che era l'antico casone della valle d'Arnetola a servizio della Via Vandelli

Così non so se questo dilavare delle Alpi Apuane in frammenti usati per gioco e per arte ma soprattutto per soldi sia una sciuagura o solo un'unghiata dell'uomo sulla pelle della madre terra che si rimarginerà...
...ma so il mio pregustare tutto il nuovo che mi arriverà calpestando il friabile percorso della Via Vandelli che si adagia silenziosa, sgorgata dalle pianure modenesi, pronta all'ultimo balzo sulle pareti apuane: come sangue di polvere e roccia, rappreso nel sudore e nei ricordi di genti povere e libere.

www.viavandelli.com #viavandelli @viavandelli

martedì 21 febbraio 2017

perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta

Fabbriche di Careggine è il paese in cui la Via Vandelli con un meraviglioso ponte si azzarda ad attraversare in un sol balzo il rio di Capredosso e il torrente Edron, dopo averlo seguito appena lasciato il Serchio a Poggio.

la Via Vandelli scende verso Fabbriche. foto del 1994 di Francesco.

sto appoggiato nello spigolo in cui si incontrano acqua strada e diga. è circa esattamente metà autunno e gli occhi si interrogano continuamente sull'estate ventura: è un appoggio incantevole tra la fantasia, le aspettative e la volontà di potenza.
la fantasia di ciò che era, di un paese sommerso, di abitudini e genti, di una strada un percorso non ancora noto. le aspettative di capire dove passare, come approssimare al meglio la Via, del livello che sarà dell'acqua. tutta la volontà di potenza dell'uomo che trasforma, di una Via che attraversa paesi monti e genti, di metri cubi di cemento innalzati per ottener altra potenza anche a dispetto della storia.

la Via Vandelli da qui scendeva verso Fabbriche
tra tutti i luoghi simbolici lungo la Via VandelliFabbriche di Careggine è uno dei più iconici. ed è un luogo che non c'è. più. o almeno non è visibile. eppure è uno dei luoghi più visibili nel cuore.
lo ricordo io, a fine anni '80, sul seggiolino dietro della moto Guzzi di mio padre, fermi sul cavalletto, il vento e il sole, il lago e l'immagine di un campanile, ed oggi nemmeno so se ci fosse davvero o se sia solo nella mia fantasia. lo ricorda Francesco, che nel 1994 a cinque anni è sceso con i suoi genitori nel paese di Fabbriche percorrendo la Via Vandelli e passando sul ponte con cui la Via attraversa l'Edron. lo ricorda la signora incontrata a Vergaia pochi minuti prima dell'inizio di questo racconto, che ricorda di essere scesa nel lago prosciugato con suo padre alla ricerca della casa della famiglia e ci racconta di come la madre percorresse a piedi la Garfagnana per arrivare a Modena, carica di sale. ed è la prima volta che sento parlare della Via Vandelli come della Via del Sale, una versione meno esotica è più proletaria della Via della Seta. lo ricorda il cuoco che ci ha affettato salumi freschi per un'ora a Vagli Sopra, che sostiene di aver seguito la Via Vandelli in barca navigando sulla superficie del lago di Vagli sopra a Fabbriche.

eppure il paese è scomparso. in meno di un minuto viene raccontato l'abbandono di Fabbriche. immagini antiche, costellate di uomini e donne di pietra e legno, colori scolpiti. e l'inesorabile inondazione che segue un semplice gesto di un operaio: una leva e l'acqua si impadronisce della storia.



e allora nuovamente sento che è mio dovere ricostruire recuperare far riemergere. le mappe catastali ottocentesche, lungimirantemente conservate dalla regione Toscana sono uno strumento unico e meraviglioso per ricostruire punto a punto il percorso della Via Vandelli.

Fabbriche di Careggine come appariva nell'800,
abbracciata da un'ansa dell'Edron e attraversata dalla Via Vandelli

ne nasce un disegno, una linea immaginaria e mai così reale della Via che scorre sotto l'acqua ferma: un'ipotetica proiezione senza dislivelli delle fatiche umane, un volo radente percorso da brividi e da spalle curve.
l'impossibile diventa possibile, con lo sguardo accarezzare da quello spigolo del lago la Via Vandelli che pian piano accarezza la discesa verso Fabbriche, punta verso est e decisamente svolta a destra per attraversare l'Edron e immergersi nel paese. e poi via sul fondovalle costeggiando il torrente, lasciando a sinistra Vagli Sotto, a destra Fontana delle Monache e puntando verso Vagli Sopra, ultimo approdo prima del mare aperto della valle d'Arnetola.
l'impossibile diventa possibile, la ragione umana dà forma alle visioni e la Via fluisce ancora sul fondo, ancorata dai passi pesanti e dalla fatica imperdonabile di generazioni di uomini e donne.



ecco qui sopra il tracciato preciso della Via Vandelli che serpeggia tra terra boschi declivi acqua strade sentieri fango sponde, la più precisa possibilità dell'immaginazione. almeno, fino al prossimo svuotamento.

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martedì 7 febbraio 2017

seduto in quel caffè

dopo aver deciso che le mezze misure non facevano né per me né per la Via Vandelli, ho studiato per qualche mese, provando a districarmi tra il labirinto di percorsi alternativi e sempre imprecisi che venivano proposti per la Via Vandelli. e il 29 settembre scorso ho deciso che sarei uscito per la prima esplorazione dal vivo del percorso.
partito armato di curiosità scientifica e una buona dose di impazienza, sono uscito con meta la biblioteca di Pavullo alla ricerca di un po' di bibliografia. libri a parte, mi sono fermato a sbirciare, appena prima del viadotto della Nuova Estense sul Rio Torto, la Via Vandelli che risale il versante sud del Malandrone. Ed è l'unica foto fatta quel giorno!
la Via Vandelli risale dal Rio Torto in direzione sud
Eppure non è di questo tratto di Via Vandelli che voglio parlare. Ma del tratto che ho percorso un po' in auto e un po' a piedi nella pausa pranzo della biblioteca. la Via Vandelli non fa praticamente mai curve: è una linea arcuata e pensierosa, appoggiata tra crinali e fondovalli. E così, scendendo da Sant'Antonio, segue un tracciato ben diverso dalla successiva via Giardini e invece che tortuoseggiare per evitare il fosso dell'Acquabona, ci si butta dentro segnata dalle acque e dagli spartiacque.
Così il 29 settembre ho percorso per la prima volta un tratto della Via Vandelli inedito per me e quindi recuperato, tracciando un segno inequivocabile per dirimere quell'intrico di dicerie sul percorso della Via Vandelli. E quel segno lo voglio riprodurre qui, a favore dei miei ventiquattro lettori.



in assenza di foto, rimangono solo i ricordi sognati:
lasciando la statale peregrinare a sinistra tra le sue curve, si mantiene la barra dritta per via Savonarola e subito si è cinti da case da un borgo da muri che paiono nati a delimitare senza invadere i bordi della Via, in pochi metri il balzo nei secoli è fatto. ma proseguendo, prosegue, affacciandosi sul lago della Chiozzola e poi si infila tra i filari di querce e le case coloniche e altri secoli passano, lasciando ben presto l'asfalto per la carreggiata il percorso si fa più incerto e più vivo, la discesa aspra e il panorama potente e vasto, giù fino al rio, giù in basso, con la vista verso Pavullo prima di recuperare con un breve balzo l'asfalto e la modernità...
ma sotto, rimane, l'antica intelligenza dell'uomo e della terra fattisi Via.


E il percorso così ritracciato, si ricompone nel suo alveo con le testimonianze delle carte storiche, come nella carta del territorio modenese del 1821 in cui la Vandelli appare chiara in rosso sulla sinistra scendere dritta. E come nelle primissime mappe dell'Istituto Geografico Militare di fine '800, in cui la Via Vandelli si riconosce bene nel tratteggio sulla sinistra.

La Via rinasce dalle testimonianze, dallo studio, dalle letture, dalle mappe, rinasce con le mie gambe.

p.s. si capisce un po' meglio cosa intendo quando dico che voglio ricostruire e ripercorrere in maniera fedele il tracciato originale del 1739?

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lunedì 16 gennaio 2017

all'altro capo del mare

la Via Vandelli non è una retta.
la Via Vandelli segue il bordo tra la ragione umana e i capricci della terra.
la Via Vandelli se n'è persa la traccia ma non la memoria.
ci sono punti già sbiaditi sulle mappe da cui si capisce com'è fatto il mondo.
questo poggio lambito dalla Via è una sosta per capire: da dove parte la Via, come serpeggia e si inoltra e si spiega.
da qui si vede il mare da cui la Via Vandelli parte per raggiungere un mare lontano e altri porti e altra vita e altre ambizioni.
(esplorazione sulle colline modenesi e sotto l'aria tersa di sabato 14 gennaio 2017)

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