venerdì 21 dicembre 2018

traiettorie impercettibili

«cambiano le prospettive al mondo, voli imprevedibili ed ascese velocissime, traiettorie impercettibili, codici di geometrie esistenziali»

come si fa a sapere se si è sulla Via?
la Via segue una traiettoria precisa e labile: precisa come il progetto di Domenico Vandelli che l'ha disegnata nel 1739, striscia lastricata che balza dalla pianura al crinale, dalle valli ai passi scoscesi; labile come i ricordi a cui i viandanti si aggrappano per far riemergere il percorso della Via tra le foglie e l'erba del tempo e delle leggende che l'ammantano.
il percorso della Via Vandelli da Modena a Massa
nell'autunno-inverno 2016-2017 ho intrapreso una lunga ricerca documentale, tra archivi e biblioteche, accompagnata da sopralluoghi in tutto il territorio attraversato dalla Via. per ricostruire esattamente il tracciato progettato dal Vandelli. e dopo essere riuscito nell'impresa, ne ho affrontata un'altra: a giugno del 2017 ho percorso in otto giorni i 150km della Via Vandelli, a piedi dal palazzo ducale di Modena al palazzo ducale di Massa.
Giulio sulla Via Vandelli mentre attraversa il passo Tambura
ma nel corso di un anno, la precisione della ricostruzione e della prima camminata si è mescolata alla labilità del percorso ripercorso da altri viandanti. e il tutto grazie a dei piccoli adesivi, briciole di pollicino che ho lasciato dietro di me, segnando la Via per la prima volta, tracce di un passaggio indelebile, indicazioni di come non perdersi. o di come perdersi.
il logo ufficiale della Via Vandelli :: Modena-Massa
e così, in rete hanno iniziato a comparire foto di altri viandanti che nel camminare la Via Vandelli hanno fotografato, oltre alla Via al panorama alle persone alle case alle pietre agli alberi al cielo alle speranze alla nuova vita, hanno fotografato anche i miei adesivi, vecchi di un anno, che stanno ancora a indicare la Via: la Via è una.
una caccia al tesoro lunga 150km, che parte dal frontespizio del libro "La Via Vandelli - Antica strada, nuovo cammino" e accompagna il viandante dalla pianura emiliana, attraverso il Frignano e la Garfagnana, scavalcando le Alpi Apuane fino al mar Tirreno.

cercate gli adesivi, camminate la Via, illuminate la vostra vita.

foto di Roberto

foto di Andrea e Matteo
foto di Donatella e Marco
foto di Sabrina
foto di Luigi
foto di Francesca
foto di Marco
foto di Lorenzo
foto di Roberto

lunedì 16 aprile 2018

abito fuori Modena

«Si era già dimenticata di quello che mi aveva detto prima. Mi puoi portare a casa questa sera? Abito fuori Modena... Ti porterei anche in America!»

così, dopo 10 mesi dalla mia passeggiata da Modena a Massa sulla Via Vandelli, sono riuscito a pubblicare il mio diario che ho scritto ogni giorno mentre camminavo tra il 9 e il 17 giugno dell'anno scorso.
La Via Vandelli: antica strada, nuovo cammino

l'avventura del pubblicare è un'impresa anche quella a sé stante, irta di sfide quasi quanto intraprendere un'escursione in una regione inesplorata:
- affido il mio testo, che è la cosa più preziosa che ho, a qualcuno di esterno che lo legge con occhi disincantati, lo gira e rigira, lo maltratta e forse anche violenta... forse... o forse lo snellisce nelle parti di difficile lettura, aiuta il lettore a intraprendere il viaggio insieme a me, non solo lungo la Via ma anche con il mio linguaggio. e va bene così: il mio manoscritto è diventata una traccia da seguire e rintracciare da parte del lettore viandante.
- consegno le mie foto, una lunga e precisissima striscia narrativa orizzontale, tutte scattate tra una passo e l'altro, a una grafica che le trasforma in quadrate e le reinquadra un po' come le pare... per scardinare l'asfissiante e integerrima gabbia della mia presentazione.
- confido nella comprensione dei miei approfondimenti che comprendono in poche parole tutto lo scibile umano e la storia umana, vegetale e minerale, visioni universali ed escatologiche. bene, i miei approfondimenti vengono definiti deliranti. e bellissimi.
- consegno come scrigno preziosissimo la lunga striscia-mappa-dipinto che ho redatto con minuzia tecnica e artistica, nella speranza che trovi la giusta valorizzazione narrativa... e però diventa un'entità un po' decorativa.
la prima tappa, da Modena a Montale

- chiedo che il logo ViVa della VIa VAndelli trovi il giusto spazio e visibilità, per continuare la caccia al tesoro dei viandanti che cercano perennemente gli adesivi che ho lasciato lungo il percorso orignale della Via mentre la percorrevo.

poi aggiungiamo mappe, attrazioni turistiche, luoghi dove dormire e mangiare, una nuova copertina... et volià! il libro è pronto... con copertina e distribuzione in libreria e prima presentazione...
il successo de "La Via Vandelli: Antica strada, nuovo cammino"

e il libro è subito esaurito! sparito, introvabile dopo mezz'ora dal lancio! come solo era successo al white album e a thriller!!! beh, che dire, son soddisfazioni!
poi oggi, sul sito dell'editore, arrivano le prime recensioni, di persone che non conosco... me ne accorgo quasi per caso, ma un sorriso mi si stampa sulla faccia :) e mi si ristampa :D

stelle per le mie prime recensioni

venerdì 14 luglio 2017

sentì che era un punto

«O sogni o visioni qualcosa la prese e si mise a pensare, sentì che era un punto al limite di un continente, sentì che era un niente»

Via di qui e fino all'altrove. sono più di centocinquanta chilometri che separano l'afosa pianura, la capitale dello stato estense, dalla capitale sul mare, al di là degli Appennini e delle Alpi Apuane.
Da Modena a Massa. attraverso i secoli, quasi tre, attraverso l'oblio di un percorso che è tanto leggenda quanto illusione. Da qui a là c'era un lastricato largo braccia abbastanza per far transitare le carrozze, lastricato da cima a fondo per rendere il viaggio sicuro e confortevole, costellato di osterie e poste per il ristoro e il riposo, percorso da duchi, commercianti, contadini e briganti. Oggi c'è asfalto, terra, sassi, pietra, prati, fango, foglie, fiori, ruscelli, carreggiate, sentieri, frane, catrame sgretolato, guard rails, muri a secco, argilla, pietre marmo e persino acqua. Le città e i paesi attraversati dalla Via Vandelli sono oggi più grandi, popolosi e funestati da scialbe periferie, altri paesi allora non esistevano e sono nati grazie alla Via, alcuni hanno prosperato, altri sono scomparsi. Le osterie sono crollate in ruderi, nuovi edifici produttivi sono nati e poi divenuti fatiscenti, alcune stazioni di posta o rifugi sono stati ristrutturati. Le montagne stanno ancora lì, a guardia della Via, con le loro masse da aggirare o i loro crinali da seguire. Tranne quelle che vengono ridotte in polvere dagli escavatori di marmo. I fiumi regolano l'andare della Via, tenendola lontana per evitare alluvioni o troppo rapide risalite, altri la accologono accompagnandone il placido risalire le valli. Gli alberi nei secolo continuano a disegnare arazzi con le ombre dei loro rami sul ciotolato della Via o ad rinfrancare il viandante col frinire delle loro foglie: loro nei secoli o i loro figli o nipoti.
Una linea conduce il passo attraverso i territori, le case, gli uomini, gli animali e le visioni. La storia abbonda ad ogni sosta, le storie grondano per ogni episodico incontro o sogno fatto lungo la Via.




C'è tutto, sedimentato nei miei scarponi e nel nerbo del mio bastone intrecciato, impresso nelle tese del mio cappello, intessuto sulla pelle. Dall'inizio alla fine, da Modena a Massa, sulla Via Vandelli.

www.viavandelli.com #viavandelli @viavandelli

sabato 17 giugno 2017

Tappa otto

La mattina inizia nell'alto del rifugio Nello Conti, con le chiacchiere a colazione dei due gestori, che parlano di cave di marmo. Ed è sufficiente guardarsi intorno per capire che l'argomento è terribile: le montagne stanno scomparendo, letteralmente.
Poco rinfrancato da ciò che gli uomini possono fare guidati dal denaro, riprendo la discesa dalla Finestra Vandelli.
Lì sotto inizia il più intricato e meraviglioso groviglio di tornanti e rampe che si possa immaginare: massicciate, selciature, curve, impennate per domare il fianco scosceso della montagna: un capolavoro di genio e follia! E anche una delle viste che attendevo da più tempo, almeno da trentanni, quando ne avevo visto le foto quasi in bianco&nero sui libri dell'Artioli. La discesa è deliziosamente a precipizio tra l'aria tersa della mattina e ogni volta che mi volto indietro a guardare sembra incredibile che quella linea di sassi che si inerpica verso il cielo sia una strada.
Arrivo, anche stavolta finalmente, a Resceto dove si respira l'aria di un piccolissimo paese valligiano. Un signore mi parla di guerra e le parole sfumano mentre cerco una discesa con cui la Vandelli se ne esce dal paese. Quel tratto e un altro tratto che poco oltre evita svariati tornanti, sono tratti originali che mi regalano belle emozioni di aver compiuto una ricerca profonda sulla Vandelli. I paesi si susseguono lungo il Frigido: Gronda, Guadine, Canevara. E il frigido diventa sempre più luogo di villeggiatura con frotte di bagnanti nelle sue acque limpide.
Per il resto la Vandelli è ora la trafficata strada della Bassa Tambura. Mi regalo ancora un tratto originalissimo per passare il Frigido da destra a sinistra su un piccolo ponte e poi lo splendore del quartiere Santa Lucia di Massa: bellissimo e sorto attorno a una larga curva della Vandelli che entra in città.
Ancora qualche incrocio trafficato e poi come per magia sorge la mai vista eppure familiarissima Piazza Aranci col rosso palazzo ducale.
Sono arrivato, da Modena a Massa, viandante a piedi, passo dopo passo, percorrendo fuori tempo massimo la Via Vandelli!

Tappa sette B

Dopo la pioggia la mattina sembra luminosa e promettente. La salita comincia già vista tra le case del paese proprio dove la Via Vandelli prende il nome di via Cave. Mentre mi avvicino si sentono i rumori dei macchinari che rodono la montagna alla mattina. Aver ritardato di un giorno mi permette di vedere questo tratto ben illuminato e azzurro. Di nuovo procedo tra i casoni e il bosco, mentre la Via un po' si fa sentiero e un po' strada. Raggiungo tra curve, bosco e sassi l'ultima cava e da lì in avanti è solo fianco della montagna che punta al passo vicino e lontano.
Al valico è una visione attesa damesi: il triangolo spaccato in mezzo alle montagne che segna l'inizio della discesa da l'una e dall'altra parte. Oltre è una cortina di nube bianca che nasconde tutto. Scendo nel nulla ovattato verso la Finestra Vandelli: un'amena piazzola di sosta fatta di soffice erba tra le aspre guglie dei campaniletti. Poi c'è il rifugio, il ristoro, la notte, le stelle e le luci della città davanti al mare.

venerdì 16 giugno 2017

Tappa sette A

Il saluto a Poggio lo do con la Pieve di San Biagio, visitandone l'interno grazie alle chiavi che mi dà Dante. Spiritualizzato, scendo la Via Vandelli che ben presto cambia da stradina a carreggiata a sentiero che segue il torrente Edron. Tra i ruderi di tante case sulla Via, mi sorprendono la fuga rumorosa sia di un cinghiale che di un capriolo. Poi viene il tratto in cui seguo dappresso il torrente: non c'è traccia e la Via è stata completamente fagocitato dal tempo: rimane solo il corso d'acqua come riferimento.
Poi seguono il mulino di Puglianella e la Ferriera come maestosi esempi dell'industriosità lungo la Vandelli, di cui fa parte anche Fabbriche di Careggine, ora sommerso sotto le acque del lago di Vagli. Ma il panorama è spettacolare, con le acque verdissime del lago e le grandi Apuane a contorno. Pranzo all'altra estremità del lago, poi inizia la salita a Vagli di Sopra e poi mi infilo nella valle di Arnetola, tra le cave e i casini, locande e osterie costruite per agevolare la risalita. Ma non la agevolano a me, ormai in disuso, quando mi sorprende la pioggia a metà strada, mi inzuppo e mi tocca rimandare di un giorno.

mercoledì 14 giugno 2017

Tappa sei

La colazione a San Pellegrino è su una terrazza vista Apuane. La discesa però è da intraprendere presto , che è inarrestabile. Si scende tra i casini, osterie costruite a servizio della Via Vandelli: Cà della Palma, il Tendaio, la Boccaia... E alla Boccaia la sorpresa di una signora che mi fa entrare proprio nella bottega della nascita vino: un gioiello di miriadi di bottiglie accatastate sulle mensole e bancone in legno. Mentre esco il gesto della signora che chiude la porta è identico a quello che è fotografato nei libri dell'Artioli alla Bettola. Perché nel frattempo l'osteria della Bettola è crollata e allora questa coincidenza diventa magica.
La discesa continua perfetta tra tratti originali e strada moderna, tornanti e falsi piani.
Arrivato a Campori non posso che pensare alle carovane di viandanti radunate qui prima della o alla fine della dura salita o discesa. Campori, Pieve Fosciana sono centri incantevoli ma troppo deturpato da periferie figlie del benessere.
Castelnuovo invece pare un gioiello settecentesco, racchiuso di pietra tra le mura, preannunciato da un suggestivo ponte, pieno di turisti che come me si ristorano dall'ardita meridiana e garfagnina con un gelato.
Poi però comincia la strada regionale, che per fortuna evito per un tratto con un'accurata studiata branca laterale originale Vandelli. Perché poi è un lungo toboga di asfalto senza banchina che pare quasi illegale. Sopravvivo a stento saltando da una parte all'altra della strada per denunciarmi alla pietà dei guidatori. Eppure è pieno di paesi dalle case di pietra, Filicaia e Termini, è maestà ognidove e segni così inequivocabili che si stringe il cuore a vedere la Vandelli resa incamminabile.
Arriva Poggio, è il paese mi fa allargare di nuovo il cuore coi vicoli stretti, la pietra, la Chiesa e l'isolata ieratica Pieve di San Biagio. Appena prima dei miei pari per la notte, niuiorchese e lituana con tre figlie una nipote e due cani, è il tutto si riassume nella parola namastè. Ma anche loro, durante la cena condivisa, mentre le ragazze arrostiscono toffolette, mi chiedono curiosi di questa mia strada di casa che arriva fino qui...