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mercoledì 17 giugno 2020

Tappa 7 :: Campaniletti - Massa - Via Vandelli escursionistica

la Via Vandelli con il Viandante :: Tappa 7 :: Campaniletti - Massa (e Finis Terrae)


La settima e conclusiva tappa della Via Vandelli parte dai Campaniletti, con la sveglia al rifugio Nello Conti, oltre i 1400m slm. Oggi scenderemo lungo i geniali e folli tornanti che Domenico Vandelli ha disegnato sul fianco della Apuane, per poi seguire il corso dei torrenti e risalire per sentieri il fianco delle ultime alture prima di raggiungere la meta: piazza Aranci a Massa. E se vogliamo un finale epico, ci aspetta Finis Terrae, con i piedi nel mar Tirreno, per un indimenticabile tramonto.
Dal rifugio Nello Conti che si trova dove fin dal settecento c'era l'antico Cason de' Campaniletti a servizio della strada, attraversiamo le suggestive guglie di roccia e marmo e arriviamo alla Finestra Vandelli, la piazzola di sosta aperta con le mine per le carrozze dal Vandelli stesso. Da qui sarà tutta inebriante discesa fino a Resceto.

la Via Vandelli inizia la discesa tra le Alpi Apuane
La discesa sarà ripida ma agevole, lungo la strada che ci appare quasi nella sua completa originalità settecentesca, con gli imponenti muri a secco costruiti sul fianco delle montagne grazie alla manodopera lombarda fatta venire appositamente dal Vandelli, sopra cui corre la Via Vandelli.
Il paesaggio è maestoso: siamo contornati da un paesaggio alpino, aspro e affscinante. Ad ogni passo scendiamo di metri e metri e la visone cambia di continuo, con nuovi scorci e il mare che appare e scompare. Dopo non molto iniziamo a vedere rocce rosse scure che sono i minerali di ferro ossidati e ancora più giù, all'estremo di uno strettissimo tornante, vediamo chiaramente sul fianco della montagna opposta una caverna che in realtà è una miniera di ferro in disuso.
Lungo la discesa ci sono alcune piazzole di atterraggio elicotteri, realizzate dove il Vandelli aveva spianato il terreno per costruire locali di servizio alla strada.
Uno dei punti più caratteristici è la località Le Teste, ben riconoscibile grazie a una lapide affissa a una roccia, che ci ricorda il luogo dove venivano giustiziati i briganti che infestavano la Via Vandelli e poco più sotto, cercando attentamente, in alto sulla parete rocciosa è stata installata una teca con la riproduzione dei teschi, delle teste.
Ogni tanto, voltiamoci a guardare indietro e in su, per capire la strada che stiamo percorrendo, quanto si inerpica e che impresa leggendaria sia stata costruirla quasi tre secoli fa.

la meravigliosa serpentina di tornati della Via Vandelli tra le Apuane
In basso già vediamo i tetti di Resceto. Arrivati al Serrettin, con un ponte di ferro attraversiamo il canal Pianone e raggiungiamo una casetta sulla destra che preannuncia l'ultimo tratto di discesa su strada lastricata, prima del paese. Prima della fine troviamo scolpire sulla roccia delle orme di persone: sono il ricordo delle donne che risalivano la Via Vandelli a piedi con un carico di sale per raggiungere l'Emilia e scabiarlo con farina e cereali.
Ci aspetta un ultimo tratto di bosco, poi il parcheggio delle auto e scendiamo con una piccola scala nella piazzetta davanti alla chiesa: siamo a Resceto, alla fine di una dei tratti più epici della Via Vandelli e della storia delle strade.
Teniamo la sinistra, scendendo verso il cimitero e mantenendoci sul tracciato originale della Via Vandelli.
Poco dopo aver raggiunto la strada asfaltata, facendo attenzione, possiamo imboccare una deviazione sulla destra, in una interruzzione del guardrail e scavalcando un po' di rovi camminare su un altro tratto originale di Via Vandelli, che è ancora esattamente come quello che abbiamo percorso tra le Apuane, ma segreto e per pochi ardimentosi. Questo tratto finisce dove troviamo la lapide in arenaria dedicata a Domenico Vandelli e alle popolazioni appenniniche e apuane che divisero le fatiche per la costruzione della strada.

la stele che ricorda Domenico Vandelli e le fatiche per realizzare la Via Vandelli
Camminiamo sulla strada della Bassa Tambura, a fianco del canale del Resceto che quando raggiungiamo il paese di Gronda si immette nel torrente Renara: lo spettacolo offerto dall'acqua che scava le rocce e crea piscine naturali è affascinante. Infatti da qui fino a Guadine che raggiungiamo dopo circa un chilometro e oltre, durante l'estate, possiamo vedere i bagnanti che si rinfrescano nelle acque che sgorgano grazie al carsismo delle Alpi Apuane.

il torrente Renara a fianco della Via Vandelli
Al bivio per Forno, lasciamo il percorso settecentesco della Via Vandelli per evitare gli ultimi chilometri più trafficati della Bassa Tambura e prendiamo il sentiero del Bizzarro: il nome non delude e ci porta rapidamente in quota per raggiungere il paese di Casette, che attraversiamo percorrendo i passaggi interni di cemento che evitano la strada.
Attraversiamo la galleria sotto il paese di Caglieglia e per strada asfaltata raggiungiamo il depuratore della città di Massa con le grandi vasche di decantazione per liberare le acque dalla polvere di marmo riversata dalle cave nelle falde. Sulla destra sentiamo il rombo delle sorgenti, carsiche, del Cataro.
Dopo Al Santo, torniamo sentiero, immerso nel bosco e nella macchia mediterranea: ci attendono diversi chilometri su sterrato, in cui seguiamo dall'alto il percorso originale della Via Vandelli che corre a fianco del Frigido. Ma abbiamo l'opportunità di vedere dall'alto avvicinarsi la città, il castello dei Malaspina e il mare.
Sbuchiamo nuovamente su asfalto su un tornante appena sopra castagnetola: sono gli ultimissimi chilometri che attraverso la periferia urbanizzta in cui ogni casa ha un giardino di agrumi, arriviamo al ponte di ferro sul Frigido, ai piedi del borgo del ponte, ed entriamo in città da porta Genova, usata dai viandanti che andavano verso la Francia.
Ora è tutta dritta via Palestro, ma ci fermiamo a bere alla fontana scolpita, a rimirare le case nobiliari, a scrutare Pasquino e Pasquina che sorvegliano il pomerio ducale, passiamo sotto l'arco del redentore, uno sguardo al Battì che regge la sua botticella da cui sgorga acqua, ancora una svolta e da sotto i portici, al culmine della scalinata, ci appare il duomo della città. Pochissimi passi davvero per percorrere via Dante Alighieri tra i bar e i caffè e infine ci appare in tutta la sua bellezza agrumata piazza Aranci, coronata di alberi e scenograficamente chiusa dal palazzo ducale rosso dei Cybo-Malaspina, con al centro l'obelisco sorvegliato dai leoni: siamo arrivati!

il palazzo Cybo-Malaspina al termine della Via Vandelli
La stazione dei treni dista ancora qualche chilometro, per chi deve tornare, Ma per chi vuole, con altri cinque sei chilometri pianeggianti, che consigliamo di fare un po' in via Roma per ammirare le ville liberty e poi spostarsi sul parco fluviale del fiume frigido, possiamo raggiungere il monumento delle vele, il mare, Finis Terrae: i piedi nella sabbia, lo sguardo a stupirsi delle Apuane che abbiamo appena disceso, i piedi nell'acqua, lo sguardo verso il Tirreno occidente il tramonto e tutto ciò che ci aspetta: evViVa la Via Vandelli!

giovedì 28 maggio 2020

Tappa 6 :: Poggio - Campaniletti - Via Vandelli escursionistica

la Via Vandelli con il Viandante :: Tappa 6 :: Poggio - Campaniletti

La sesta tappa della Via Vandelli parte da Poggio, dove il torrente Edron sfocia nel Serchio. Oggi seguiremo sempre il percorso originale settecentesco della Via Vandelli, a parte brevissimi tratti, salendo fino al punto più spettacolare di tutto il cammino: il passo della Tambura, che ci regalerà uno spettacolo indimenticabile, dopo un'altrettanto memorabile faticosa salita.
Iniziamo il cammino uscendo dal paese e imboccando immediatamente una piccola strada che è correttamente indicata come Via Vandelli e che dopo qualche casetta si trasforma in un'agevole carreggiata. Il percorso continua immergendosi nel bosco, seguendo e risalendo da vicino il corso del torrente Edron.

la Via Vandelli si immerge nel bosco a fianco del torrente Edron
In questo bosco incontreremo le rovine di antiche case abbandonate e forse anche qualche animale selvatico. Sopra di noi, a sinistra, sentiamo il traffico passare sulla nuova strada provinciale, mentre teniamo il torrente alla nostra destra, fino a un piccolo ponticello di legno che lo attraversa. La Via Vandelli originariamente non cambiava lato del torrente, ma oggi la boscaglia rende molto difficoltoso seguire la traccia settecentesca. Oltre il ponte ci aspetta un meraviglioso prato verde e poi sulla sinistra una piccola strada asfaltata che ci porta oltre una graande fabbrica di lavorazione del marmo, passata la quale, ritorniamo dalla parte giusta del torrente.
Incontriamo sul nostro cammino un antico ponte di pietra, e facciamo una brevissima deviazione per vedere l'antico mulino di Puglianella sull'Edron per poi tornare sui nostri passi. Ancora qualche minuto di cammino e raggiungiamo la Ferriera: uno dei luoghi magici del cammino della Via Vandelli. Si tratta di una grande e bellissima villa padronale, coeva alla Via Vandelli, visto che la data sull'architrave della porta è 1754. Attorno a questa casa si sviluppava un borgo di contadini e lavoranti, di cui si scorgono ancora i ruderi sommersi dalla vegetazione. Un vero peccato è lo stato di abbandono del borgo e della villa e sporattutto della piccola chiesa che sta cadendo a pezzi nel cortile della villa.

la villa del borgo della Ferriera, tra la Via Vandelli e il torrente Edron
Attraversiamo rapidamente la strada provinciale per rimanere sulla Via Vandelli, che ora è la piccola strada asfaltata che sale verso Vergaia. Proseguiamo in salita fino al punto in cui la Via Vandelli scendeva nella valle e dove oggi c'è la diga della centrale idroelettrica dell'Enel che chiude il corso dell'Edron per formare il lago artificiale di Vagli. La Via Vandelli scendeva fino al paese di Fabbriche di Careggine e che oggi è completamente sommerso sotto la superficie del lago. Possiamo comunque attraversare a piedi la diga, con un passaggio veramente suggestivo, con le apuane che si riflettono sulla superficie del lago e raggiungere la nuova strada provinciale.

il paese sommerso di Fabbriche di Careggine, con il ponte della Via Vandelli
(foto di Francesco Ruffini - 1994)
Per aggirare il lago di Vagli, oggi purtroopo non c'è nessun'alternativa alla strada asfaltata che lo costeggia, dove passano anche i camion carichi di marmo. Il comune e il parco, per un breve periodo, hanno pubblicizzato un sentiero sulla sponda opposta, quella orientale, ma al momento non ce n'è nessuna conferma. Dobbiamo quindi camminare per alcuni chilometri sulla strada, stando attenti al traffico, ma anche osservando sulla nostra sinistra l'apparire del promontorio su cui sorge il paese di Vagli Sotto, il ponte sospeso, il ponte Morandi di cemento oggi pedonale, il parco delle statue, le Apuane che si riflettono sulla superficie del lago e se il livello dell'acqua è basso, potremmo vedere anche l'antica Via Vandelli emergere dalle acque.
Raggiungiamo la località Fontana delle Monache, dove sorgeva un convento, al bivio tra Vagli Sotto e Sopra. Qui possiamo trovare acqua e cibo, presso alcuni locali riaperti in seguito alla spinta turistica del parco attorno al lago. Noi proseguiamo dritti in direzione Vagli Sopra.
Il percorso della Via Vandelli oggi è completamente asfaltato, per questo preferiamo dopo un po' sulla sinistra, per tagliare i tornanti e seguire un bel sentiero attraverso il bosco, abbastanza ripido, che ci porta direttamente alla chiesa di Vagli Sopra. In centro al paese ci sono alcune fontane dove è indispensabile fare abbondante rifornimento di acqua, visto che ci aspettano i chilometri più duri di tutto il cammino della Via Vandelli e non troveremo più nessuna fonte fino al passo Tambura (se ci va bene) o adirittura fino al rifugio Nello Conti.
Usciamo dal paese e iniziamo a immergerci nella selvaggia valle d'Arnetola seguendo la via delle cave. La strada è stata asfaltata per permettere il passaggio dei camion del marmo, ma ciononostante riconosciamo ben presto gli antichi casoni in pietra a servizio dei viandanti della Via Vandelli e che oggi sono quasi tutti abbandonati e in rovina. Appena prima del ravaneto della cava Pallerina, sulla destra ammiriamo la Capanna d'Abrì, uno dei pochi stabili in questo tratto di Via Vandelli che è stato ristrutturato, adeguatamente preservato e non ancora inghiottito dall'area delle cave.

la Capanna d'Abrì, un riparo per i viandanti lungo la Via Vandelli all'imbocco della valle d'Arnetola
La strada ora è ghiaiata, ma ancora molto ampia e affianca le cave attive, di cui sentiamo anche i boati delle esplosioni, se passiamo in orario lavorativo. Facciamo un tratto nel bosco, prima del bivio per Arni e il monte Sella: questo percorso sulla sinistra è una possibile alternativa per chi si sposta in mtb, in quanto i chilometri finali della salita di oggi e quelli iniziali della discesa dal passo della Tambura sono da percorrere con la bicicletta a mano e diventano per questo difficili e da affrontare con molta cautela (mentre a piedi non ci aspetta nessuna difficoltà, a parte la fatica). Ci lasciamo alle spalle l'ultima enorme cava e finalmente camminiamo sulla Via Vandelli originale, ancora lastricata in pietra, con evidentissimi i monumentali muri di sostegno.

i meravigliosi muri di sostegno settecenteschi su cui passa la Via Vandelli per risalire le Apuane
La strada è ripida, ma il panorama è mozzafiato, con le vette delle Alpi Apuane che ci sovrastano, i faggi, le roverelle, i carpini che ci abbracciano, la strada che ci accompagna. Il bosco man mano si dirada e infine, dopo alcuni tornanti dalle pendenze molto ardite, usciamo tra i prati delle pendici più alte, tra il monte Tambura, la Focoletta e l'Alto di Sella, con lo sguardo che spazia dalla Roccandagia alle cime del monte Sella.
Poco prima di valicare, sulla sinistra, ci sono i ruderi dell'ultimo casone voluto da Domenico Vandelli su questo versante: il Casone del Ferro. Qui, facendo alcuni passi in basso nel prato, possiamo trovare un tubo che butta un po' d'acqua, se siamo fortunati. Manca poco e dopo l'ultima rampa, arriviamo ai 1620m del passo Tambura, di cui riconosciamo la spaccatura triangolare fatta nel '700 dal Vandelli per agevolare il passaggio delle carrozze. Da qui abbiamo la vista più emozionante e spettacolare di tutto il cammino, sulle Alpi Apuane, Massa, il mar Tirreno, i promontori della Liguria e le isole.

la vista verso il Tirreno, sulla Via Vandelli, dal passo della Tambura
Ci rimane qualche chilometro di discesa, in cui iniziamo a godere dell'opera architettonicamente meravigliosa e coraggiosa di Domenico Vandelli che ha dovuto far passare la sua strada dove nessuno mai aveva osato e (speriamo) oserà più.
Arriviamo alla Finestra Vandelli, una terrazza, anche questa costruita da Domenico Vandelli con alcune esplosioni, per permettere la sosta delle carrozze prima dell'ultima erta per chi doveva valicare il passo. Inoltre la Finestra è anche il portale d'accesso verso i Campaniletti, dove nel '700 c'era il Cason de' Campaniletti per la sosta e il ristoro dei viandanti e a protezione contro i briganti, e oggi c'è il rifugio Nello Conti del CAI di Massa.
La cena, la sera e la notte sulla terrazza del rifugio, vista mare, sotto il cielo buio e stellato, con la vista sul mare e le luci di Massa che ci aspetta, saranno uno dei ricordi ppiù indimenticabili del cammino della Via Vandelli e anche di tutta la vita: godiamocelo!

il video de "la Via Vandelli con il Viandante"


sabato 17 giugno 2017

Tappa otto

La mattina inizia nell'alto del rifugio Nello Conti, con le chiacchiere a colazione dei due gestori, che parlano di cave di marmo. Ed è sufficiente guardarsi intorno per capire che l'argomento è terribile: le montagne stanno scomparendo, letteralmente.
Poco rinfrancato da ciò che gli uomini possono fare guidati dal denaro, riprendo la discesa dalla Finestra Vandelli.
Lì sotto inizia il più intricato e meraviglioso groviglio di tornanti e rampe che si possa immaginare: massicciate, selciature, curve, impennate per domare il fianco scosceso della montagna: un capolavoro di genio e follia! E anche una delle viste che attendevo da più tempo, almeno da trentanni, quando ne avevo visto le foto quasi in bianco&nero sui libri dell'Artioli. La discesa è deliziosamente a precipizio tra l'aria tersa della mattina e ogni volta che mi volto indietro a guardare sembra incredibile che quella linea di sassi che si inerpica verso il cielo sia una strada.
Arrivo, anche stavolta finalmente, a Resceto dove si respira l'aria di un piccolissimo paese valligiano. Un signore mi parla di guerra e le parole sfumano mentre cerco una discesa con cui la Vandelli se ne esce dal paese. Quel tratto e un altro tratto che poco oltre evita svariati tornanti, sono tratti originali che mi regalano belle emozioni di aver compiuto una ricerca profonda sulla Vandelli. I paesi si susseguono lungo il Frigido: Gronda, Guadine, Canevara. E il frigido diventa sempre più luogo di villeggiatura con frotte di bagnanti nelle sue acque limpide.
Per il resto la Vandelli è ora la trafficata strada della Bassa Tambura. Mi regalo ancora un tratto originalissimo per passare il Frigido da destra a sinistra su un piccolo ponte e poi lo splendore del quartiere Santa Lucia di Massa: bellissimo e sorto attorno a una larga curva della Vandelli che entra in città.
Ancora qualche incrocio trafficato e poi come per magia sorge la mai vista eppure familiarissima Piazza Aranci col rosso palazzo ducale.
Sono arrivato, da Modena a Massa, viandante a piedi, passo dopo passo, percorrendo fuori tempo massimo la Via Vandelli!

Tappa sette B

Dopo la pioggia la mattina sembra luminosa e promettente. La salita comincia già vista tra le case del paese proprio dove la Via Vandelli prende il nome di via Cave. Mentre mi avvicino si sentono i rumori dei macchinari che rodono la montagna alla mattina. Aver ritardato di un giorno mi permette di vedere questo tratto ben illuminato e azzurro. Di nuovo procedo tra i casoni e il bosco, mentre la Via un po' si fa sentiero e un po' strada. Raggiungo tra curve, bosco e sassi l'ultima cava e da lì in avanti è solo fianco della montagna che punta al passo vicino e lontano.
Al valico è una visione attesa damesi: il triangolo spaccato in mezzo alle montagne che segna l'inizio della discesa da l'una e dall'altra parte. Oltre è una cortina di nube bianca che nasconde tutto. Scendo nel nulla ovattato verso la Finestra Vandelli: un'amena piazzola di sosta fatta di soffice erba tra le aspre guglie dei campaniletti. Poi c'è il rifugio, il ristoro, la notte, le stelle e le luci della città davanti al mare.