La Via Vandelli è la strada leggendaria del Ducato Estense, la prima strada dell'illuminismo, progettata e costruita attraverso l'Appennino Tosco-Emiliano e le Alpi Apuane, dalla pianura modenese al mare Tirreno. Con mesi di ricerche negli archivi Estensi, ho ricostruito il percorso originale del 1739. Poi ho inforcato il mio bastone di nocciolo e calcato il cappello a larghe tese in testa, e in otto tappe ho ripercorso i 150 km di asfalto terra ghiaia roccia erba che sono oggi la Via Vandelli.
La prima tappa della Via Vandelli, nel ramo che parte da Sassuolo, parte anche in questo caso, come per la partenza da Modena, da un palazzo Ducale: la delizia Estense di Sassuolo, mirabolante architettura pensata per la villeggiatura dei Duchi e destinata a meravigliare gli ospiti.
Domenico Vandelli iniza dopo la guerra di successione austriaca a progettare la bretella di collegamento tra questa residenza ducale e la sua "strada nuova per la Garfagnana" realizzata nel 1739. L'opera si concluderà nel 1751 con il congiungimento tra le due Vie Vandelli, quella da Modena e quella da Sassuolo, nei pressi di Cà Bosi e il completamento del progetto originale dal passo della Tambura fino a Massa.
Il palazzo ducale ci meraviglia subito con la Peschiera, appena oltre la porta di accesso alla piazza, e lo stupore continua con i 5 chilometri di viale alberato, disegnato dal doppio filare di pioppi cipressini, fino a raggiungere il belvedere, la Coffee House dei piaceri del nuovo mondo, come tè, caffè e cioccolata. Purtroppo alcune proprietà private ci impediscono di proseguire sempre dritti e dobbiamo fare alcune deviazioni.
Tra queste deviazioni quell più notevole è quella che ci porta ad attraversare la trafficata S.P.19 e a raggiungere le antiche terme della Salvarola dalle acque salsobromoiodiche e solfuree, di cui possiamo ammirare l'edificio in stile liberty del 1910. Poche centinaia di metri tra campagna e specchi d'acqua, in cui ci attardiamo anche nei pressi di una piccola chiesetta con cipressi, e raggiungiamo lo sbocco della Vallurbana in cui finalmente torniamo a imboccare la Via Vandelli sul suo percorso originale.
La strada, asfaltata, inizia decisamente a salire e dopo lo Sporting Club diventa sterrata ma continua a salire e poi si confonde tra i campi pur continuando a salire inesorabilmente seguendo la linea di massima pendenza fino alla cima della possessione, da cui si gode di un primo notevolissimo panorama su Sassuolo, Modena, le Alpi se il cielo è terso e la valle del Secchia con il castello di Castellarano.
Dopo aver raggiunto il crinale, la Via Vandelli lo segue attentamente, tra lunghi tratti rettilinei alternati a sinuose curve tra i calanchi e i campi di foraggio o papaveri. A parte una piccola deviazione per evitare un'azienda agricola che si è insediata sul tracciato originale della strada.
Con continui rilanci di salita con pendenze fino al 15% e tratti più dolci, la Via Vandelli arriva fino a Monte Scisso, con un imponente edificio cinquecentesco e case fortificate e un piccolo borgo.
la Via Vandelli sotto le grandi querce che ne caratterizzano il percorso
La Via Vandelli prosegue oggi come piccola strada asfaltata attraverso i piccoli gruppi di case delle Braide, di Chiozza e San Donnino. E poi il percorso originale torna a prendere le forme di una carreggiata tra i verdi campi, a volte incastonata tra filari di alberi, sempre salendo, fino al culmine di un colle da cui si vede più in basso il borgo di Campodolio-Varana. Come dice il nome stesso (e anche quello di Sassuolo da cui siamo partiti) questi sono luoghi ricchi di "petrae oleum" ovvero di olio di sasso che oggi chiamiamo petrolio, un tempo giacimenti sfruttati per svariati usi.
In centro al paese troviamo la prima fontana di questa tappa, circa 15km dopo la partenza, e l'unica prima dell'arrivo a Serramazzoni. È quindi importante approfittare di questa fonte e programmare bene le riserve di acqua. Qui c'è anche un bar e qualche altro negozio.
la Via Vandelli scende verso il campanile di Campodolio-Varana
Il cammino riprende per inoltrarsi, sempre inesorabilmente in salita, tra piccoli insediamenti, un tempo produttivi dai nomi evocativi come il Mulino del Berto, il Casone fino ad inoltrarsi nel bosco della Carbonaia dove la Via Vandelli sale nuovamente sul suo selciato settecentesco, avvolta da storie di antiche pestilenze e donne che proprio in questo bosco hanno trovato riparo.
la Via Vandelli sale nel bosco della Carbonaia col selciato settecentesco
Usciti di nuovo fuori dal bosco, sulla S.P.21, la percorriamo per qualche centinaio di metri, per poi abbandonare il percorso orignale della Via Vandelli, che proseguirebbe ancora asfaltata verso il paese, con una netta svolta a sinistra che ci porta per sentieri in quota, ad attraversare l'antichissimo borgo di Case Mazzoni, preesistente al paese stesso, nella cui piazza arriviamo in discesa per goderci la piazza, la fontana, e la conquista di questa tappa!
La seconda tappa della Via Vandelli, nel ramo che parte da Modena e che in questa tappa si ricongiungerà con quello che parte da Sassuolo, parte da Torre Maina, davanti alla chiesa.
Siamo al centro della valle del torrente Tiepido, scelta nel 1739 da Domenico Vandelli per risalire l'appennino modenense. Toccando il borghetto di Torre Montina, l'agriturismo il Luoghetto fino all'aggolomerato di case di Poggio Gaiano ci porteremo rapidissimamente in quota.
Poggio Gaiano è un luogo di insediamenti antichissimi, terramaricoli e romani, e da qui si può ammirare: il panorma sulla pianura e su Modena, la catena alpina in fondo alla valle padana nelle giornate terse, il paesaggio dei calanchi e davanti a noi il serpeggiare sul crinale della Via Vandelli verso il santuario di Puianello.
la Via Vandelli che sale da poggio Gaiano verso Puianello
Poco prima di Puianello prendiamo a sinistra una breve deviazione dal percorso settecentesco che ci permetterà di raggiungere una terrazza panoramica da cui potremo vedere oltre al panorama già descritto anche il paese natale di Domenico Vandelli: Levizzano Rangone distinguibile con il castello, la torre metildica e la chiesa. Questo è l'unico punto di tutta la Via Vandelli da cui potremo vederlo. Per chi vuole, in pochi minuti si può salire al carateristico santuario di Puianello.
Riprendendo la strada verso la montagna, percorrendo alcune carreggiate interpoderali che passano in mezzo ad aziende agricole, raggiungiamo le Salse di Puianello, i vulcani di fango freddo che raggiungono la superficie grazie agli idrocarburi del sottosuolo.
le Salse di Puianello, appena discoste dalla Via Vandelli
La salsa di Puianello è descritta nel ’700 da Lazzaro Spallanzani nel tomo V della sua opera “Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino”. Nel cap. XLI “Osservazioni e Sperienze intorno alla Salsa della Maìna”, l’autore dice:
«Giace ella quasi nel mezzo di un prato che può avere di giro piedi 300, e da due lati è attorniata da campi fruttiferi. Si appalesa alla distanza d’un miglio, per formare un cono di bianca terra sollevantesi dal piano del prato. A 100 piedi e di vantaggio cominciai a sentire l’odore della Salsa che non è già quello del gaz idrogeno, ma di deciso petrolio».
Continuiamo sulla Via Vandelli settecentesca salendo un tratto di strada asfaltata fino al bivio per il monte Calvario, dove abbandoniamo il percorso originale, così da evitare altri chilometri di asfalto e in più poter godere di un paesaggio meraviglioso che spazia sia sulla valle del Tiepido verso Serramazzoni che sulla valle del Panaro verso i Sassi di Rocca Malatina.
Così facendo non passiamo per il paese di Farneta di Riccò, che però è rapidamente raggiungibile proseguendo sull'asfalto invece che salendo al monte Calvario o prendendo via Monte Pizzicano o via La Bianca.
Con il percorso escursionistico invece raggiungiamo direttamente San Dalmazio, dove troveremo un emporio, un bar, un paio di ristoranti e la fontana per l'acqua. A San Dalmazio ci sono diverse testimonianze della Via Vandelli, come la cappella Gentilini e l'originalissimo passaggio sotto l'arco della casa nella piazza del paese, in cui si controllava il passaggio dei viaggiatori.
il passaggio della Via Vandelli a San Dalmazio sotto la casa-torre
Dopo San Dalmazio proseguiamo appena sotto il crinale, dove non è più possibile transitare a causa di proprietà private, finché al bivio per il Malandrone scendiamo nella valle del Rio Torto. Questa zona molto franosa, non ha permesso la conservazione della Via Vandelli che scendeva proprio dove oggi c'è un campo coltivato. Visto che non è consigliabile attraversare il campo, scendiamo per i tornanti della moderna strada asfaltata, fino al ponte sul Rio dove invece riprendiamo i sentieri e rapidamente siamo di nuovo sulla Via Vandelli originale settecentesca che sale rapida come una polverosa carreggiata.
Raggiungiamo nuovamente una piccola strada asfaltata che oggi sta sopra la Via Vandelli e la seguiamo tra i campi e le aziende agricole quasi fino all'incrocio con la ss.12 Nuova Estense. La Via Vandelli prosegue proprio al di là della statale, ma visto che l'attraversamento è estremamente pericoloso, ci tocca fare una deviazione un po' avventurosa per passare sotto al grande viadotto della Nuova Estense.
Non manca molto, e raggiungiamo uno dei luoghi mitici della Via Vandelli: il trivio dove la Via Vandelli del 1739 che stiamo percorrendo salendo da Modena si congiunge alla Via Vandelli del 1751 che parte da Sassuolo e attraversa Serramazzoni: qui i due rami della Via Vandelli si congiungono e proseguono insieme verso Pavullo, la Garfagnana, le Apuane e Massa.
il trivio della Via Vandelli dove il percorso da Modena e quello da Sassuolo si incontrano e proseguono inseeme verso Massa
Dopo un bellissimo tratto tra due filari di querce, siamo arrivati in un tratto dove la via Giardini si sovrappone alla Via Vandelli. La percorriamo solo per un brevissimo tratto, e a Cà Bosi (punto più alto della tappa) lasciamo il percorso orioginale, troppo trafficato e per sentieri attraversiamo le ultime colline prima dell'arrivo: a vista del borgo di Montebonello, poi sopra al poggio del Vecchietto, attraverso Cà Moneta, a vista di Miceno e della sua rupe, in un susseguirsi di tranquilli sentieri, fino all'ultima breve salita che sale dal rio Cogorno, poi in discesa su Pavullo attraverso i quartieri moderni di villette per raggiungere il ristoratore parco ducale, con fontane, alberi, il palazzo Ducale e il busto del celebre condottiero Raimondo di Montecuccoli.
Ancora pochi passi per raggiungere il centro di Pavullo nel Frignano, sotto il busto di Giovanni Borelli, pronti a tuffarci nelle fresche acque della fontana dell'acqua pubblica delle due aquile.
La prima tappa della Via Vandelli, con partenza da Modena, inizia davanti al palazzo ducale Estense, da piazza Roma, nel centro della città.
Oltre alla storia di Modena capitale ducale, in questa piazza si respirano tante altre storie, con la statua di Ciro Menotti che ci ricorda il moti democratici e patriottici ottocenteschi, ad esempio, o le vasche con l'acqua che ci riportano alla vista il sistema di canali che costituivano le vie principali di comunicazione dentro e per Modena prima dello sviluppo del trasporto stradale.
il Viandante in partenza davanti al palazzo ducale di Modena (foto di Francesco Boni)
la cattedrale e la torre Ghirlandina in una foto di Daniele Ferrari
Continuando praticamente sempre dritti si raggiunge l'area dell'ex-azienda in cui già esiste il polo culturale del Teatro delle Passioni e del Supercinema Estivo e da qui si inizia il viaggio attraverso i verdi parchi cittadini. Il parco Peretti, si lambisce il parco della Resistenza, si attraversa il parco della Costituzione e quello della Repubblica, fino a imboccare la ciclabile Modena-Vignola.
per uscire da Modena, si segue un percorso che rimane quasi completamente nei parchi
Sul ponte pedonale che attraversa la statale 12 dell'Abetone e del Brennero, si incrocia il percorso originale settecentesco della Via Vandelli che oggi giace sotto la statale.
Il cammino invece continua sul tracciato sicuro della ciclo-pedonale Modena-Vignola per diversi chilometri, fino al bivio col percorso natura del torrente Tiepido, che si imbocca girando a destra.
Poco dopo si attraversa l'autostrada del Sole con un sottopassaggio alla cui uscita si vedono sulla destra i resti di un'opera a servizio del complesso sistema di canali che serviva tutto il territorio modenese: quella che sembra una cappella è un'opera che insiste sul canale San Pietro proprio dove incrocia il torrente Tiepido.
Il cammino continua sul fondo di terra battuta da qui fino alla fine della tappa, costeggiando o sulla sinistra o sulla destra il torrente: tutti gli attraversamenti del Tiepido sono su ponti pedonali: a Cavidole, alle IV Madonne e a Torre Maina.
Il paesaggio che si attraversa è quello tipico della campagna modenese, con grandi campi coltivati e moderni allevamenti di bestiame. Lo sguardo può spaziare sulla pianura che si presenta in tutte le sue forme a seconda della stagione e della coltivazione, ma davanti a sé il viandante può già iniziare a vedere le colline avvicinarsi, seguite dalle montagne che lo aspettano.
il tipico aspetto torrentizio-appenninico del fiume Tiepido
Una deviazione brevissima permette di vedere la piccola pieve di Santa Maria del Tiepido o della neve, che è un bellissimo esempio di romanico e davanti a cui sono anche posti alcuni sarcofagi di sepolture romane trovate in loco.
La passeggiata prosegue senza nessuna difficoltà sul bel percorso ciclabile che si segue fino alla fine della tappa. Poco dopo il sottopassaggio del ponte di Colombaro, si costeggia un verdissimo campo da golf.
nei pressi di Colombaro, si costeggia un campo da golf
Il percorso originale settecentesco della Via Vandelli passa parallelo al torrente Tiepido. Infatti nel 1739 Domenico Vandelli aveva proprio progettato la sua strada verso la Garfagnana e il Tirreno seguendo per uscire da Modena la valle del Tiepido e attraversando Montale, Pozza e Gorzano. Volendo camminare sul percorso originale, l'occasione migliore è di lasciare il percorso natura poco dopo il campo da golf, prima del sottopassaggio di Pozza, dove il percorso incrocia via Frattini e di imboccare questa via sulla destra, attraversare (con cautela!) la ss.12 e proseguire fino a raggiungere proprio la Via Vandelli originale che ancora oggi si chiama così, che attraverserà Pozza, porterà a Gorzano e infine a Torre Maina.
il punto migliore per portarsi sul percorso della Via Vandelli settecentesca, poco prima di raggiungere Pozza
Rimanendo sul percorso escursionistico invece si continuerà su un percorso più naturale e dal fondo morbido. Nei pressi del paese di Gorzano si incrocerà comunque il percorso settecentesco originale della Via Vandelli, proprio dove originariamente c'era un guado della strada sul fiume e oggi c'è un ponte carrabile. Inoltre sarà possibile vedere a fianco del percorso i treppi, cioè il campo per la ruzzola, un antico gioco in cui i partecipanti si sfidano lanciando dei dischi di legno (anticamente forme di formaggio) in gare di distanza e precisione.
La tappa si conclude poco dopo nel centro del paese di Torre Maina, davanti alla chiesa parrocchiale, sotto al cartello toponomastico che reca la scritta "Via Vandelli".
per un qualche motivo antropologico è sempre intrigante sapere dove sono sepolti i propri beniamini. basti pensare al cimitero di Père-Lachaise a Parigi dove riposano lo statunitense Jim Morrison, il polacco Frédéric Chopin, la francese Edith Piaf il britannico Oscar Wilde e insieme Abelardo e Eloisa. o a Graceland, mausoleo di Elvis, o al cimitero acattolico di Roma con John Keats e Percy Bysshe Shelley (che proprio dopo un'ascensione lungo la Via Vandelli fino a San Pellegrino in Alpe compose "La maga dell'Atlante" nell'agosto del 1820) insieme a Gramsci, Gadda, Lussu e Camilleri. per dire.
e così non potevo non chiedermi delle sorti delle spoglie mortali dei quattro protagonisti principali dela genesi della Via Vandelli.
mentre dei due duchi e della duchessa i luoghi di sepoltura e le attuali collocazioni delle tombe sono ben note, un più intricato mistero avvolge la sorte del progettista della Via Vandelli.
la sepoltura di Maria Teresa è la prima che ho visitato, alla basilica della Ghiara a Reggio Emilia, città dove la duchessa passava gran parte del suo tempo dopo che il consorte l'aveva lasciata per unirsi con matrimonio morganatico a Chiara Marini.
la seconda è stata quella di Ercole III, sepolto nella chiesa di San Vincenzo di Modena, luogo eletto nel 1836 da Francesco IV a pantheon della famiglia Estense.
invece le sorti dell'ingengere-matematico-cartografo Domenico Vandelli non sono così limpide. già le circostanse della sua morte sono offuscate dalla leggenda: la più diffusa è che il Vandelli muoia suicida in seguito a una depressione conseguente al non successo proprio della Via Vandelli, o adirittura c'è chi addirittura attribuisce la causa del suicidio all'aver sbagliato il raggio dell'ultima curva prima di Massa!
«Di lui [di Domenico Vandelli n.d.r.] si valse il sopraddetto Duca Francesco III nel grandioso e difficil lavoro della magnifica strada, che per altissimi monti conduce da Massa a Castelnuovo di Garfagnana, e quindi a Modena, e dall'altra, che da' confini del Lucchese conduce a Castelnuovo. E benché poscia l'effetto di sì malagevole intrapresa non corrispondesse alle speranze, che se n'erano concepute, non puè attribuirsene la colpa al valoroso Matematico in essa impiegato. Egli infine finì di vivere improvvisamente in Modena a' 21 di Luglio del 1754, e fu onerevolmente sepolto nella Chiesa di S.Carlo.»
e proprio nella chiesa di San Carlo a Modena, dove sono stato tante volte, sono entrato pochi giorni fa stavolta con la ferma e sicura intenzione di trovare la tomba di Domenico Vandelli.
oggi la chiesa è sconsacrata e gestita dalla Fondazione Collegio San Carlo e in questi giorni è adibita alla mostra "Piccoli tesori di latta" in cui è esposta una grande collezione di antichi giochi di latta, appunto. mi aggiro per la ex-chiesa, scrutando nelle cappellette, alla ricerca di una lapide, un segno del grande matematico... ma non ne vedo. sapendo che alle volte le sepolture si nascondono dietro porte o tende, chiedo alle persone della fondazione che presidiano la mostra, ma non ne sanno nulla. esco un po' deluso ma fiducioso e scrivo una mail al servizio tecnico che cura la ex-chiesa.
«Buongiorno,le tombe della chiesa di San Carlo sono state chiuse a partire dal 1777 e infine interrate e murate in conseguenza dell’ordinanza del Podestà di Modena del 1808.Non è rimasta memoria della tomba di Vandelli né ho trovato finora traccia di una eventuale lapide, di un suo riuso o altro che possa ricondurre alla notizia, sono spiacente.Cordialmente ...»
approfondirò la ricerca per capire se la sorte di Domenico Vandelli è quella di non avere più un luogo di sepoltura, che la sua vita e la sua morte siano ammantate in buona parte dalla leggenda, che di lui non ci sia pervenuta nessuna immagine.
ma la sua immensa eredità sta nelle centinaia di chilometri serpeggianti della strada che porta il suo nome, vive nei passi dei viandanti che sempre più numerosi la percorrono, viene ricordato dalle targhe steli e iscrizioni che sorgono lungo il percorso della Via Vandelli.
la stele in marmo apuano dedicata a Domenico Vandelli presso La Fabbrica di Pievepelago
«È difficile capire cos'è ma dev'essere strada e se quindi dev'essere strada ci deve stare chi ci cammina e chilometri di passeggiata, le poche case sulla collina e dev'esserci acqua che piove»
sono passati scampoli di inverno, la primavere a l'estate e trascorre l'autunno: ho camminato sulla neve in mezzo alla neve tubinante sono scivolato sulla neve, ho annusato il verde tornare a bordo della strada ed esplodere nel colore dei boccioli, ho camminato sotto il sole a picco di giorni da far girare la testa, continua ad affondare nel fango e nella Via Vandelli. un po' perché non si può fare a meno di riandare ciò che accende la passione, un po' perché camminare sulla Via Vandelli è anche andare a trovare degli amici, investire del tempo in luoghi rappacificanti, un po' perchè camminare fa bene al sistema cardio-respiratorio e aiuta a prevenire la malattie legate alla sedentarietà, ma anche perché mi sono preso due impegni, anzi tre, con questa strada che sono riuscito a portare a termine:
definire in maniera molto più accurata e avendolo vissuto con i miei scarponi, il percorso escursionistico di questo cammino.
per riuscirci mi sono dovuto rimettere a studiare le mappe dei sentieri e i siti per escursionisti, tracciare rotte e soprattutto provarle sul terreno. ho provato e camminato ogni traccia sulla carta nella direzione nord-sud (Modena-Massa)... ma anche in direzione opposta e inaspettatamente questa scelta mi ha fatto scoprire alcuni tratti inaspettatamente idonei al cammino per escursionisti! ad oggi le tracce della Via Vandelli come cammino nella sua versione escursionistica sono pronte e nei prossimi mesi le caricherò sul sito www.viavandelli.com, magari con anche un breve articolo in questo blog che le spiega, tappa per tappa: il prossimo anno, il 2020 sarà un anno fantastico per i viandanti della Via Vandelli!
la Via Vandelli, originale (rossa) ed escursionistica (blu) da Modena e Sassuolo a Massa
segnalare con le frecce adesive il cammino sul percorso, in modo che anche senza dover sempre controllare le tracce gps sul proprio dispositivo (modalità che è ancora irrinunciabile per percorrere la Via Vandelli!) i viandanti della Via Vandelli possano per gran parte del percorso orientarsi solo seguendo le frecce e risolvere più velocemente gran parte dei dubbi di fronte ai bivi. la frecce sono disposte solo in una direzione, per percorrere la Via Vandelli da Modena o Sassuolo verso Massa. contengono il logo della Via Vandelli, l'indirizzo del sito, la dicitura "Via Vandelli :: Modena-Massa" e il codice qr che rimanda al sito della Via Vandelli. e infine contengono nella parte alta due lettere: E che sta per escursionistico, O che sta per originale, cosicché se vi trovate di fronte a una freccia che contiene solo la E sapete che siete sul percorso escursionistico, se continene solo la O siete sul percorso originale settecentesco, se le contiene entrambe E e O siete in uno dei tanti tratti in cui il percorso escursionistico coincide con quello settecentesco. magari un giorno faccio un video per spiegare questo codice...
le frecce che segnalano il cammino della Via Vandelli
a un certo punto di queste peripezie mi è balzata in testa l'idea che sarebbe stato bello registrare dei brevi self-video in cui mentre camminavo spiegavo a i viandanti della Via Vandelli un po' di cose sulla Via Vandelli: informazioni storiche, aneddoti, nozioni sui territori attraversati, consigli su come percorrere la Via Vandelli e indicazioni utili nei punti più critici. un racconto arricchito con le immagini della pianura emiliana, del frignano, della garfaganana e delle apuane, spero che invogli sempre più persone a camminare la Via Vandelli. per ora sono riuscito a mettere insieme il trailer, ovvero l'episodio 0, ma presto nel corso dell'autunno/inverno usciranno anche i singoli video, ognuno dedicato a una singola tappa, sette tappe da Modena a Massa e altre due video per la partenza da Sassuolo. per rimanere aggiornati la cosa miglioreè iscriversi al canale youtube della Via Vandelli e mettere "mi piace" ai video!
e per rendicontare, tra le altre cose, non così irrilevanti, ho collaborato con il comune di Riolunato per un magnifico cartellone turistico posizionato al passo della Centocroci, ricchissimo di informazioni sulla Via Vandelli, sulla sua storia e sul suo futuro come cammino, con mappe e altimetrie.
il pannello informativo al passo delle Centocroci, a metà strada tra Modena e Massa
e per finire, rendiconto anche le iniziative del 2019 (...finora...) di divulgazione della Via Vandelli, che è un'antica strada pronta per diventare un nuovo cammino!
Mercoledì 30 Gennaio 2019 – Biblioteca di Vignola (MO) all’interno della rassegna “Camminando nella storia” organizzata dal comune di Vignola e dall’associazione MuoviVi
Mercoledì 20 Febbraio 2019 – Agriturismo Fattoria Centofiori di Marzaglia Nuova (MO)
Sabato 30 Marzo 2019 – Palazzo Ducale di Sassuolo (MO), passeggiata dal Palazzo Ducale a Villa Bontempelli al Belvedere Ducale di San Michele, organizzata dal comune di Sassuolo
Sabato 4 Maggio 2019 – Libreria Magnani di Castelnuovo di Garfagnana (LU)
Mercoledì 29 Maggio 2019 – Study visit presso il Palazzo Ducale di Sassuolo (MO) e i primi chilometri di Via Vandelli per gli studenti del corso di formazione di Demetra Formazione con Carta|Bianca in collaborazione con il Segretariato regionale del Ministero per i beni e le attività culturali (MiBAC) per l'Emilia-Romagna nell’ambito del progetto ministeriale Cantiere Estense
Mercoledì 29 Maggio 2019 - Fusorari Cibi & Viaggi (MO), organizzata dall’associazione di divulgazione scientifica Inco.Scienza
Sabato 8 Giugno 2019 – Biblioteca di Nonantola (MO) all’interno della rassegna “Aperitivo con un libro” organizzata dal comune di Nonantola
Sabato 15 Giugno 2019 – BiblioNET di Cireglio (PT) all’interno della giornata “Festa 1Anno BiblioNET Cireglio”, organizzata dall’associazione Amo la Montagna
Venerdì 9 Agosto 2019 – Rifugio Cà Silvestro di Fiumalbo (MO)
Mercoledì 23 Ottobre 2019 – Sala dell’Arengo del palazzo Ducale di Ferrara (FE), all’interno della rassegna “Autunno Ducale” organizzata dalla Pro-Loco Ferrara, Terrestensi e Autunno ducale nelle terre estensi
Domenica 27 Ottobre 2019 – Rifugio Nello Conti (MS), all’interno della Festa d’Autunno
Giovedì 21 Novembre 2019 – Scuola primaria Gianni Rodari, Istituto comprensivo Ferrari di Pozza (MO), lezione sulla Via Vandelli
«c’è una via nelle mie mani non mi tradirà, c’è un mondo che mi attira già in questa azzurità, io non so se il pazzo sono io o sei tu che rimani qua»
la Via è una. inequivocabilmente. quella studiata, disegnata, progettata, costruita, realizzata da Domenico Vandelli tra il 1739 e il 1751. quella richiesta dal duca Francesco III d'Este per collegare il mare alla cpaitale, le genti estensi tra di loro, portare il progresso e la ricchezza nel suo regno. la Via è una perché ha un percorso originale univoco e perché corre con continuità da Modena a Massa, attraverso la pianura, il Frignano, la Garfagnana e le Apuane. la Via è un'antica strada. e la più giovane delle strade, la primigenia, la prima strada moderna al mondo progettata e lastricata grazie all'ingegno umano, dopo la decadenza delle strade romane. la Via sta diventando un nuovo cammino: sempre più viandanti a piedi e in bicicletta hanno in progetto di percorrerla, mi scrivono e contattano per sapere come percorrerla, la stanno già ora percorrendo.
ho quindi deciso di colmare una lacuna per rendere ancora più fruibile a tutti il cammino della Via Vandelli: durante questo ultimo anno ho camminato in lungo e in largo tutta la Via Vandelli e dintorni. un'attività faticosa ma entusiasmante: conosco molto meglio le terre e le persone che sono attraversate dalla Via, e le amo ancora di più.
ma lo scopo che ho raggiunto è stato consolidare ancora meglio la traccia del percorso originale settecentesco e, soprattutto, definire in modo univoco e tracciare il percorso escursionistico che permetta di andare da Modena a Massa seguendo la Via Vandelli sul percorso originale, per quanto possibile, o di spostarsi su sentieri o piccole strade non trafficate quando alla Via Vandelli si sono sovrapposte nei secoli strade più trafficate.
in questo modo i viandanti della Via Vandelli potranno ancora più agevolmente percorrere la nostra Via, scegliendo quale percorso si adatta di più al cammino e sapendo con sicurezza qual è il percorso originale.
per non commettere l'errore che in tanti hanno commesso e stanno continuando a commettere, cioè di inventarsi il percorso della Via Vandelli, solo per rendere più comodo il transito degli escursionisti.
la piacevolezza del cammino, i panorami, i piccoli borghi suggestivi, le cittadine fortificate, le emergenze geologiche, i vasti orizzonti... è tutto preservato nella mia proposta di percorso escursionistico, insieme alla sicurezza massima possibile, ma ben sapendo dove invece si snodava il percorso originale, per non indulgere nella leggenda, se va bene, o nel falso, nel peggiore dei casi.
tutto questo è oggi consultabile nella rinnovata sezione "il percorso" del sito ufficiale www.viavandelli.com in cui i 150km della Via Vandelli sono suddivisi in 7 tappe, tutte percorribili, con un buon allenamento, a piedi in giornata.
ebbene sì, per percorrere la Via Vandelli serve un po' di preparazione, fisica e organizzativa: è necessario un po' di allenamento perché la strada valica due volte i 1600m slm, con pendenze anche ripide; ed è necessario organizzarsi, scaricando dal sito www.viavandelli.com le tracce da seguire, programmare i giorni di cammino, prenotare l'ospitalità e fare i conti con l'approvigionamento di cibo il giorno prima per quello successivo in almeno un paio di tappe.
non è un cammino per tutti, ma è un cammino che una volta completato non cambierà solo la visione che voi avete del mondo (come tutti gli altri cammini) ma completare la Via Vandelli cambierà anche la visione che il mondo ha di voi.
«Le luci bianche nella notte sembrano accese per me. È tutta mia la città. Tutta mia la città, un deserto che conosco. Tutta mia la città, questa notte un uomo piangerà.»
Tutta la Via Vandelli in una sola immagine: ecco riassunto il lavoro di due anni e mezzo per riportare alla luce un'antica strada ammantata di leggenda, disegnarne con spirito scientifico e archeologico il tracciato originale settecentesco, percorrerlo a piedi nella sua interezza e infine impegnarmi per farla diventare un nuovo cammino appetibile per i viandanti contemporanei, in cerca di storia, natura, sfida e stupore.
A sinistra, a metà altezza, l'altimetria dell'intero percorso di quasi 150km da Modena a Massa sul percorso originale del 1739, la lenta salita dalla pianura fino al passo del Lagadello e la ripidissima salita dalla Garfagnana al passo della Tambura, entrambi oltre i 1600m s.l.m., con la scala delle altimetrie e delle distanze, l'indicazione di alcuni dei luoghi attraversati e la posizione dei punti tappa, numerati da 0 (partenza) a 7 (arrivo), delle sette tappe canoniche per un cammino di una settimana. Appena sotto lo stesso grafico per la partenza alternativa, da Sassuolo, seguendo la Via Vandelli costruita dallo stesso Domenico Vandelli per i Duchi Estensi nel 1751, fino a ricongiungersi con il percorso definito dodici anni prima.
Dominante, nella parte centrale, il tracciato della Via Vandelli, che ricorda un po' le mappe delle metropolitane come va molto di moda adesso. E questo tracciato è ricchissimo di informazioni. Innanzitutto riproduce in rosso, in modo semplificato, l'andamento della Via Vandelli, da nord-est verso sud-ovest, dalla pianura al mare. Riporta anche il ramo di Via Vandelli che parte da Sassuolo e si ricongiunge a quello principale nei pressi di Cà Bosi (Cà Bertacchini - Cà Usercia). Sono ben evidenziati e numerati i punti tappa, delle sette tappe canoniche: Modena o Sassuolo (0) , Torre Maina o Serramazzoni (1), Pavullo (2), La Santona (3), San Pellegrino in Alpe (4), Poggio (5), Campaniletti cioè il rifugio Nello Conti (6), Massa (7) e infine l'opzione di proseguire verso l'ideale Finisterre del cammino, cioè Marina di Massa. Lungo il percorso sono anche indicati i nomi di alcuni degli altri paesi attraversati dalla Via Vandelli e in cui si potrebbe prevedere di spezzare una tappa magari perché troppo impegnativa o per prendersela con un po' più calma. Con le curve tratteggiate sono indicate le alternative escursionistiche ufficiali alla Via Vandelli, che ne accompagnano da vicino il percorso originale, ma evitano quei tratti in cui la Via Vandelli è oggi una grande strada asfaltata in cui non è molto salubre camminare e quindi è consigliato percorrere sentieri o piccole strade molto più piacevoli per i viandanti e che sono state univocamente definite. Infine, con un codice colore, sono evidenziati gli incroci della Via Vandelli con altri percorsi, in parte storici in parte creati di sana pianta, che si sono trasformati in cammini in questi anni: - la Via Francigena da Canterbury(GB) a Roma, - l'Alta Via delle Alpi Apuane da Castelpoggio a Camaiore, - l'Alta Via dei Parchi dal passo della Cisa a Carpegna, - la Via Matildica del Volto Santo da Mantova a Lucca, - la Via Romea Germanica Imperiale da Trento ad Arezzo, - la Via Romea Nonantolana/Strata da Stade(DE) o Tarvisio a Siena. Questo è per mettere in mostra come la Via Vandelli faccia parte e completi un sistema di interconnessioni di cammini per viandanti che va ogni giorno sempre più rafforzandosi.
In obliquo, sotto il tracciato, c'è il libro che ho scritto al termine del mio viaggio a piedi sulla Via Vandelli da Modena a Massa a inizio giugno del 2017 "La Via Vandelli - Antica strada, nuovo cammino" Edizioni Artestampa (2018) e che è una guida per il viandate sotto forma di diario di viaggio, come nella migliore tradizione dei grandi esploratori e con cui chi intraprenderà il cammino sulla Via Vandelli può accompagnare i suoi passi e arricchirsi con le mie sensazioni pensieri sogni.
Un vademecum completo in un'immagine, da tenere bene a mente per essere sicuri di essere sulla buona strada, un'altra impresa ardita portata a buon termine.
Il progetto illuministico del Duca Estense Francesco III era ardito e inaudito, la strada costruita da Domenico Vandelli era ardita e superava difficoltà estreme con soluzioni inimmaginabili, gli uomini e le donne che l'hanno continuata a percorrere nei secoli sono stati arditi spinti dal bisogno o dal sogno, la mia ricerca per recuperarne il percorso originale scomparso sotto secoli di leggende e incuria è stato ardito visionario e scientifico, il viaggio dei viandanti che hanno ricominciato e continueranno a percorrere la Via Vandelli è ardito e fuori dal comune perché la Via Vandelli è un'impresa una sfida un traguardo un godimento che per essere raggiunto necessita di preparazione audacia costanza e spregiudicatezza.