sabato 10 giugno 2017

Tappa uno

Il viaggio è cominciato. Si esce dalla città come da un bozzolo di affascinante antichità ma prima di raggiungere la campagna dorata ci sono da attraversare le maglie della periferia, fatta di condomini e piccole case di pietra. Poi l'anello tagliente della tangenziale, e ancora un piccolo paese, prima che la Via Vandelli diventi fino alla fine di questa tappa la trafficatissima Nuova Estense, compreso il tramonto sul cavalcavia dell'autostrada. Poi è il mio paese natale di Montale, che mi abbraccia poco dopo che mi si è rotto uno scarpone: fedeli compagni di 25 anni... Spero che la notte porti consiglio su come risolvere il problema. E poi sarà di nuovo Via.

venerdì 9 giugno 2017

strada di campagna

«La vita è vecchia qui, più vecchia degli alberi più giovane delle montagne che cresce come una brezza. Strada di campagna, portami a casa nel posto a cui appartengo»

oggi parto. quindi inizio.
e vorrei concludere questi mesi di racconti e sogni su questo blog con la meno artistica e la più importante delle foto: la foto della Via Vandelli davanti alla casa in cui sono nato. E questo spiega il tutto, in parte.

la Via Vandelli, oggi, davanti alla mia casa natale
Prima di questo ho solo il racconto dei miei genitori che in un'estate di circa quarantanni fa in sella a una vespa vanno per uno stradello di campagna, l'allora Via Vandelli, a vedere il pezzo di terra su cui costruiranno casa: e io ero lì con loro, con mia madre, incinta di me. Dopodiché è tutto scorso lì: le finestre della mia camera da sempre aperte sulla Via Vandelli, col sottofondo di rombo di traffico che cresce anno dopo anno; mia nonna che mi acompagna in bicicletta all'asilo sfidando le auto; i primi giri con i miei genitori in bicicletta d'estate verso il paese con le mille raccomandazioni a prestare attenzione a quella strada trafficata; lo sfrecciare con la bici nuova regalo della promozione all'esame di quinta elementare sul cordolo sdruccilevoele; le passeggiate lungo l'erba del fosso per andare a prendere la corriera che mi portava al liceo; l'anno in cui il fosso che accompagnava per tutta lunghezza la Via Vandelli di casa è stato tombato e sopra costruita una ciclabile; gli inverni nevosi e ghiacciati che trasformavano la Via Vandelli in un nastro bianco e scivolosissimo e allora la strada diventava per una notte deserta ed era tutto silenzio e visione dalle montagne alla città; l'emozione ogni volta di riconoscere quella svolta.
E poi c'è molto di più, lontano da casa: c'è la colonia estiva a Santandrea Pelago, i libri dell'Artioli portati a casa dal nonno, il viaggio in moto con mio padre al lago di Vagli, le fidanzate, le notti a Barigazzo a imparare a stampare, Pantani sulle rampe del San Pellegrino, la leggenda di una strada che tutti nominavano e che anche da posti lontani e così diversi se percorsa nella sua interezza mi avrebbe portato a casa. Perché per tutti i miei amici quel tratto di strada è la Vandelli, per altri è la Nuova Estense, per altri è la statale dodici, per altri ancora è la continuazione della tangenziale di Modena e infine per tanti è un anonimo brandello di asfalto. E invece per me è stata, è e sempre sarà: la Via di casa.

dopo la passeggiata che tra pochissime ore inizio, lo sarà ancora di più.

www.viavandelli.com #viavandelli @viavandelli

giovedì 8 giugno 2017

non vi conviene

«non vi conviene venir con me dovunque vada, ma c'è amore un po' per tutti e tutti quanti hanno un amore sulla cattiva strada»

credo che dopo di me nessuno più percorerà la Via Vandelli.
perché non è una buona strada. soprattutto non è un buon cammino. è la Via, la prima, è lo sguardo che l'uomo alza primigenio sulla natura per attraversarla senza subirla, è uno sforzo geopolitico che sa ancora di forzatura, è esproprio, è dominatore che tassa, è genio che si scontra con l'ignoto, è tutto. e in questo tutto c'è troppo perché i miei passi possano essere ripercorsi.
e così i miei passi torneranno a essere sommersi e il percorso originale dimenticato, spostato, strattonato, miticizzato, denigrato, sognato, raccontato, preteso.
perché nessun camminatore accetterà di camminare sul cordolo di una statale gremita di camion lanciati a folle velocità a sfiorare il brecciolino, nessuno ammetterà più il fascino delle curve carezzanti il crinale sì ma asfaltate da generazioni di villeggianti, nessuno capirà quanto spingersi contro la rete di una proprietà privata e cambiare all'ultimo istante direzione per ottenere la migliore approssimazione sì ma rinunciando così a tragitti più ameni, nessuno si intestardirà nel cercare muso a terra il bivio giusto nei boschi troppo densi di sentieri, nessuno capirà la libertà di scendere per un prato o una frana senza riferimenti solo perchè lì proprio lì passava la Via, nessuno affiancherà fiumi su una regionale come tante o su un sentiero mezzo guado col rischio di annoiarsi o bagnarsi o strapparsi i pantaloni tra i rovi, nessuno taglierà tornante dopo tornante la provinciale scendendo dal passo per essere sicuro di essere sulle orme del Duca, nessuno cercherà più il ponte giusto tra i due per attraversare il fiume o la porta per entrare in città quella e non quell'altra o il punto in cui tirar dritto invece che cedere alle tentazioni dei cartelli cai.
dopo di me nessuno sceglierà la cattiva strada invece che quella buona, quella bella, quella senza traffico, quella panoramica, quella che passa dall'antico borgo, quella col lastricato storico, quella più sicura, quella ristrutturata, quella in cui si leva un po' di fatica, quella che si può fare con dei bimbi: farete quella e non la Via Vandelli.
dopo di me sarà solo una dolce e piacevole approsimazione, che blandisce l'escursionismo sano e giusto ed etico. ma rinuncerete all'atto illuministico e sentimentale di ripercorrere la Via.
farete bene. ma io avrò fatto l'unica cosa possibile per quanto improbabile.

la Via Vandelli: illuminismo, illuminazione e illusione

www.viavandelli.com #viavandelli @viavandelli

martedì 6 giugno 2017

si potrebbe cantare

«Ogni tanto si ferma a annusare la vita, la vita. Quattro cani per strada e la strada è già piazza e la sera è già notte. Se ci fosse la luna, se ci fosse la luna si potrebbe cantare. Si potrebbe cantare.»

nonostante la Via sia una unica e irripetibile, ci sono tanti modi per frazionarla nel suo percorrerla.
sul sito della Via, ho presentato un frazionamento estremo nella sezione dedicata al percorso, in cui i quasi 150 sono divisi in 14 tracce di circa 10km l'una, e in aggiunta ci sono anche le due tappe per la bretella Sassuolo-Cà Bosi, divisa in Sassuolo-Varana e Varana-Cà Bosi. Con questo tipo di divisione, ci si può provare ad associare e ricombinare le tappe a proprio piacimento. Sia in una direzione, Modena-Massa, che nell'altra, Massa-Modena.

il panorama della Via Vandelli sulle prime colline modenesi
Così la Via Vandelli diventa una strada alla portata di tutti, ognuno con la propria lunghezza. A partire dal procaccio a cavallo che durante la seconda metà del settecento portava i dispacci tra Modena e Massa percorrendo il tragitto di andata e ritorno in una sola settimana: 300km in sette giorni, compresi i giorni spesi nelle capitali a sbrigar commissioni e le notti nelle locande e i cambi di cavalli nelle stazioni di posta appositamente progettate da Domenico Vandelli lungo la Via.

la discesa della Via Vandelli dal crinale verso la Garfagnana

Oppure una suddivisione per gli esperti del trekking che amano camminare percorrendo lunghi tragitti, attraversando in un sol giorno grandi porsioni di terra. E allora ci sta una scansione da una trentina di chilometri al giorno, che porta la percorrenza a ridursi a cinque: 1. Modena 2. San Dalmazio 3. Lama Mocogno 4. San Pellegrino in Alpe 5. Vagli Sopra fino a Massa.

tra ill Serchio e l'Edron, si adagia la Via Vandelli
E infine rimane l'opzione di chi percorrerò la Via Vandelli nella sua interezza sul percorso originale del 1739 per la prima volta dopo più di duecento anni. Che per godere del tempo perso, in modo da spenderlo a goderne e scrivere e farsi impressionare dalla Via e dalla vita, ecco che c'è chi passeggierò la linea tra Modena e Massa in otto tappe di circa una ventina di chilometri: 1. Modena 2. Montale 3. San Dalmazio 4. Montecenere 5. Centocroci 6. San Pellegrino in Alpe 7. Poggio 8. Finestra Vandelli fino a Massa.

Pavullo, uno dei possibili arrivi di tappa, lungo la Via Vandelli nella mappa Parisi
Lasciandosi a me il tempo per esplorare l'inapprossimabile coincidenza della Via, il tempo per divagare senza discostarsi me, l'agio per essere pervaso me dei secoli e delle distanze, degli uomini, delle pietre, del cielo, della terra e della Via.

---------------
AGGIORNAMENTO PRIMAVERA 2019
Il frazionamento del percorso è stato aggiornato in 7 tappe, sia partendo da Modena che da Sassuolo fino a Massa, che comprende anche il percorso escursionistico (E) oltre a quello originale settecentesco (O).
Questa proposta è raccontata in questi due post
- c'è una Via
- tutta mia la città

Tappa 1 :: Modena - Torre Maina :: 20km O / 23km E
Tappa 2 :: Torre Maina - Pavullo :: 25km O / 27km E
Tappa 3 :: Pavullo - La Santona :: 22km O / 25km E
Tappa 4 :: La Santona - San Pellegrino in Alpe :: 26km O / 26km E
Tappa 5 :: San Pellegrino in Alpe - Poggio :: 22km O / 29km E
Tappa 6 :: Poggio - Campaniletti :: 19km O / 19km E
Tappa 7 :: Campaniletti - Massa :: 17km O / 19km E + 6km mare
-
Tappa 1 :: Sassuolo - Serramazzoni :: 19km O / 20km E
Tappa 2 :: Serramazzoni - Pavullo ::  12km O / 13km E

martedì 30 maggio 2017

certe notti

Qui un tempo era tutta Via Vandelli. Non più di cinquanta anni fa c'era una strada stretta di campagna e i campi e l'erba e le case di pietra coi contadini dall'alba al tramonto. C'era la Via Vandelli, che nella foto prende a destra. Poi è arrivata la Nuova Estense, che devia a sinistra, col traffico pesante e le passioni veloci. Ma ora, stanotte, mi rimane la notte, una luce tralasciata da Magritte e la leggenda della Via Nuova per la Garfagnana.

La Via Vandelli tra Colombaro e Pozza
«Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai»

www.viavandelli.com #viavandelli @viavandelli

domenica 28 maggio 2017

giocare bere il vino sputtanarsi

«Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta, ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta: qualcuno è andato per formarsi, chi per seguire la ragione, chi perché stanco di giocare, bere il vino, sputtanarsi ed è una morte un po' peggiore...»

manmano che ho fatto i miei sopralluoghi sulla Via Vandelli ha iniziato a prodursi una singolare coincidenza di immagini sovrapposte.
nella mia rètina erano impresse le foto che ho lungamente guardato e studiato con passione sui libri anni '80 dell'Artioli, che ho in casa da quando mio nonno li ha portati a casa freschi di stampa. immagini vecchie solo di trentanni, ma che per trentanni si sono sedimentate: fotografie con i crinali innevati, con i paesi sommersi, con gli oratori isolati, con le torri innalzate, con le tortuose curve delle Apuane, con i selciati antichi stesi fino al mare.
e mentre cammino, sopralluogo dopo sopralluogo, rivedo gli stessi luoghi, trentanni dopo. il primo che ho riconosciuto è stata la scoscesa salita vista dall'imbocco del Malandrone, che dal Rio Torto risale verso Pavullo. e lì ho riconosciuto la frana che tutto dilava, ma in trentanni ho visto che la collina si è rimboschita, perché il tempo passa e perché le colline e montagne vengono abbandonate dalle coltivazioni.
poi ho visto e riconosciuto il filare di querce che accompagna la strada selciata a Cà Usercia, che adesso si chiama Cà Bosi. Da nessuna parte si vedono resti dei pozzi petroliferi di Cà Ghinelli, eppure ancora presenti e così fascinosamente immortalati alla fine degli anni '80.
ho cercato le maestà, le case, i borghi, gli scorci che erano le mie uniche tracce in Garfagnana per ritrovare il percorso originale della Via Vandelli. e alcuni li ho ritrovati, altri li ho immaginati.

La Via Vandelli presso il Rio Torto
La Via Vandelli presso Cà Bosi











le emergenze che però mi hanno colpito di più sono state le trasformazioni delle osterie, delle locande e delle stazioni di posta.
tralascerò l'osteria del Cantone di Mugnano, appena fuori Modena, accennando solo al fatto che in trentanni si è trasformata da ristorante ancora attivo a casa murata con le finestre chiuse da assi di legno inchiodate. l'autostrada del sole ha schiacciato il Cantone in una presa mortale.
dirò di tre osterie, o stazioni di posta invece. perché queste infrastrutture sono una delle caratteristiche che rendono unica ed esemplare la Via Vandelli: Domenico Vandelli non ha progettato solo una strada per il Duca Francesco III d'Este, ma ha progettato una vera e propria infrastruttura, un asse attrezzato, dotato di tutti i servizi necessari al viaggiatore: osterie per il vitto, locande per l'alloggio, poste per il rifornimento e il cambio cavalli. e tutto questo per la prima volta, dopo secoli in cui l'umanità si era limitata a tracciare sentieri e percorsi da pastori o pellegrini: potenza dell'illuminista intelletto umano!
dirò di Fabbrica, la locanda sopra Pievepelago che lo stesso Francesco III loda «per essere grande, ben disposta, e meglio eseguita». Nelle foto degli anni '80 appare distrutta, un rudere, muri al limite del crollo. Eppure al suo interno nascondeva la stanza del duca, camini con gli stemmi estensi e altre meraviglie. meraviglia trovarla invece trentanni dopo perfettamente ristrutturata, ospitare abitazioni e probabilmente un punto ristoro: come duecentocionquantaepiù anni fa!

la Fabbrica di Pievepelago, locanda sulla Via Vandelli

appena disceso il confine tra l'Emilia e la Toscana, invece, siede sulla costa di monte di fronte a Chiozza, l'osteria della Bettola. la foto contenuta nei libri dell'Artioli degli anni '80 è una delle più romantiche: con un'anziana signora appoggiata alla tipica porta su due piani da osteria, che ancora protegge l'antico retaggio d'accoglienza, antico duecentoepiù anni. quando ci sono passato all'inizio di questa primavera, mentre passoapasso ricalcavo il percorso antico della Via Vandelli nello scendere da San Pellegrino in Alpe, a stento l'ho riconosciuta. o meglio, l'ho riconosciuta subito, ma lo stato mi ha provocato un sussulto: macerie e alberi cresciuti dentro le stanze ora a cielo aperto, ma inequivocabilmente l'insegna della bettola ancora ammiccante e inequivocabile. della vecchia, nessuna traccia, solo io.

l'antica osteria della Bettola sulla Via Vandelli

e infine dirò della capanna d'abrì, che accoglie i viaggiatori all'imbocco della valle d'Arnetola, lasciatosi alle spalle il paese di Vagli sopra, quando il cuore si spaura davanti alle bianche e impervie creste Apuane. anche l'antico nostro progettista dev'essersi spaurito e ha costellato la salita verso la Tambura di ripari per il viaggiatore. ecco, la capanna d'abrì, l'antico casone d'Arnetola, sta lì, duecentocinquantaepiù anni fa, come trenta anni fa, come oggi: grigio, sotto un masso ugualmente grigio, con una porta piccola che altro non è che l'imbocco verso il nero ventre che cova ancora per qualche minuto od ora il viaggiatore che si senta sovrastato. ora come allora.

il casone d'Arnetola, capanna d'abrì, sulla Via Vandelli
in questo giro di osterie, locande e poste, distrutte, rinate o ancora salde, sotto la pelle fredda della pietra e dei secoli, appoggiando una mano agli infissi di legno, appoggiando la schiena ai muri antichi, appoggiando la fronte alle vite degli uomini ancora si può sentire il suono dei bicchieri che brindano tra viaggiatori sconosciuti, il crepitare del fuoco che scalda dal rigido inverno, i brividi di chi dorme febbricitante per la fatica o il freddo, la speranza di chi viaggia e si muove e muta e trasforma il mondo.


www.viavandelli.com #viavandelli @viavandelli

sabato 6 maggio 2017

ViVa!

la strada Via Vandelli da Modena a Massa ha un logo: evViVa!

il logo della Via Vandelli: ViVa!
grazie alla professionalità di Silvia e alle idee messe in comune è nato il simbolo della strada.
una linea un poco pianura ma che pian piano diventa colline per innalzarsi fino ai passi più alti dell'appennino tosco emiliano e delle alpi apuane.  percorsa in un verso e nell'altro da uomini e donne, percorsa da secoli, dalla pianura al mare, mirabilia dell'ingegno umano.
magari finirà su adesivi, magliette, gadget, timbri, cartelli stradali... chissà...
per ora posso solo dire:
viva la Via Vandelli perché è viva, perché vi va di percorrerla con me, perché viva ancora altri secoli di piedi che la calpestano: evviva la VIa VAndelli!

www.viavandelli.com #viavandelli @viavandelli